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Papa Francesco dice no a Mike Pompeo e al suo mandante

Papa Francesco

 ***da Remocontro , 29 settembre 202

Il segretario di Stato Usa Mike Pompeo arriva in Vaticano ma viene fatto entrare dalla porta di servizio, e niente Papa. Agli ispettori internazionali di Moneyval, anche loro attesi Oltretevere, viene offerta la testa del cardinale Becciu e la promessa che la Segreteria di Stato, dopo gli intrallazzi per l’acquisto del palazzo londinese di Sloane Avenue, non gestirà più neanche un euro. Poi, Casa Bianca, Washington, Italia.

Il vescovo cinese è mio e lo gestisco io

Una settimana fa, alla vigilia della scadenza dell’accordo Vaticano-Cina sulla nomina condivisa dei vescovi nel Paese orientale, stipulato a settembre 2018 con durata biennale rinnovabile, Pompeo aveva ammonito il papa sul periodico dei cristiani conservatori Usa First Things: «La Santa sede ha raggiunto un accordo con il Partito comunista cinese nella speranza di aiutare i cattolici in Cina. Ma l’abuso del Pcc sui fedeli è peggiorato. Il Vaticano metterebbe in pericolo la sua autorità morale se lo rinnovasse».
Nel fine settimana la risposta vaticana, con il linguaggio della diplomazia: papa Francesco non vedrà Pompeo. Il pontefice non riceve politici a ridosso di scadenze elettorali, in questo caso le presidenziali Usa. «Messaggio chiaro: la Santa sede non ha gradito le esternazioni del braccio destro di Trump», sottolinea Luca Kocci sul Manifesto.

Cina Vaticano e Usa su cosa

Pompeo non verrà ricevuto dal papa ma domani sarà in Vaticano, simposio sulla libertà religiosa organizzato dall’ambasciata Usa alla Santa sede, e giovedì sempre in Vaticano Pompeo potrà discutere col pari grado, il cardinale segretario di Stato vaticano Parolin e dall’arcivescovo segretario per i rapporti con gli Stati Gallagher, i due principali artefici di quell’accordo con la Cina che proveranno a far capire a Trump, via Pompeo, di cosa in realtà si tratta. Fine all’esistenza di due chiese: una «patriottica», i cui vescovi sono nominati da Pechino ma non riconosciuti dal papa, e una «clandestina», con vescovi fedeli a Roma.
Parolin e Gallagher confermeranno che l’intesa verrà rinnovata. Troppo importante per la Santa sede l’unità della Chiesa cattolica in Cina e proseguire il dialogo con Pechino. Ma strategica anche per Xi Jinping, che sicuramente vorrà approfittare del clamoroso inciampo diplomatico e improntitudine politica della Casa Bianca.

Cina e affare Becciu

Diversi ospiti ‘pericolosi’ tra oggi e domani in Vaticano a mettere assieme due vicende apparentemente distanti tra loro, toccano le scelte politiche e finanziarie della Santa sede. Oggi arrivano gli ispettori di Moneyval, l’organismo del Consiglio d’Europa che valuta la trasparenza finanziaria e gli standard antiriciclaggio degli Stati. Da tempo il Vaticano cerca di essere inserito nella ‘white list’ dei Paesi virtuosi. Traguardo non ancora raggiunto, che il terremoto di questi giorni potrebbe compromettere. La nota speculazione immobiliare sul palazzo di Londra acquistato dalla Segreteria di Stato anche con i soldi per i poveri dell’Obolo di San Pietro, «gli affari disinvolti di Becciu e le sue relazioni pericolose con finanzieri d’assalto».
Contromosse clamorose: rimozione di Becciu e ritiro delle prerogative del cardinalato. E ora –stando alle indiscrezioni di Repubblica – la decisione di togliere il portafoglio alla Segreteria di Stato per affidarlo interamente all’Apsa, l’Amministrazione patrimonio sede apostolica.

Vaticano-USA crisi diplomatica

Le relazioni diplomatiche tra la superpotenza americana nella sua attuale versione alla Casa Bianca e la massima autorità della Chiesa Cattolica potrebbero rivelarsi improvvisamente in crisi. Italia e Vaticano, due alleati storici degli Usa che adesso però dialogano e stringono intese anche con la Cina. Tutta ancora da valutare, dal punto di vista vaticano, la nomina dell’ultracattolica anti-abortista Amy Coney Barrett (quasi più evangelista e settaria che cattolica post conciliare) alla Corte Suprema – mossa sulla quale la Santa Sede naturalmente non interviene, «ma che sa di uso della religione in campagna elettorale. Non proprio il menu preferito di Francesco – la visita del segretario di Stato in Vaticano potrebbe essere quanto meno una prova del nove della tenuta dei rapporti tra il presidente Usa e il Pontefice: un test ad alto rischio», annota Angela Mauro sull’HuffPost.

La Cina e l’Italia

Giuseppe Conte che l’anno scorso incassò la ‘benedizione’ di Trump all’epoca della formazione del governo Pd-M5s poco prima di un’altra visita di Pompeo, proverà a convincere il Segretario di Stato su altri passaggi politici chiave per il nostro Paese. «Sul 5G l’Italia ha la legislazione più avanzata d’Europa (rafforzamento della golden power), quanto agli investimenti cinesi, sono utili e Roma saprà garantire la sicurezza», scrive Angela Mauro sull’HuffPost. E Di Maio alla Farnesina, come Conte, difenderà l’accordo sulla nuova ‘via della seta’ firmato con Pechino l’anno scorso. «Gli investimenti cinesi nelle infrastrutture italiane restano, ma il governo garantisce sulla sicurezza».
L’escalation elettorale Usa col ‘virus cinese’. Roma allineata alla risposta europea: morbida con Pechino, «sebbene sia in salita la strada per un accordo commerciale e sugli investimenti per via dalle violazioni dei diritti umani da parte del governo cinese».

Pubblicato da nandocan

Mi chiamo Fer nando Can cedda. Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. Il babbo, funzionario statale, voleva fare di me un magistrato ma io ero aspirante giornalista già dal liceo: scrivevo, ciclostilavo e distribuivo il giornalino scolastico. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani,. Io avevo già lasciato l’Azione Cattolica per il “Cenacolo” di Padre Ernesto Balducci. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio padre Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7″, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, soprattutto su Internet, ma a titolo gratuito e volontario e lo stesso vale per il servizio che ho sempre reso ai colleghi negli organismi della categoria (ordine, sindacato). Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. E’ dal 1994 che aspetto l'”Ulivo“. Nel 2008 mi sono deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. E sono diventato nonno. Visualizza più articoli

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