Sì, faremo ma non ora

***di Massimo Marnetto, 31 agosto 2020 – Trombe d’aria, grandine estiva, straripamento dei fiumi sono a disposizione non dei negazionisti ambientali del “me ne frego”, ma dei “rimandisti”. Quelli che ” sì, dovremo fare qualcosa, ma non ora”. Adesso anche questi temporeggiatori – i più pericolosi perché depotenziano scelte ecologiche senza contrastarle –  iniziano a sbattere la testa contro i fatti. E non si tratta più della fine delle mezze stagioni, ma di fenomeni estremi, che iniziano ad intensificarsi nel giro di pochi anni. La soluzione è nota: drastica frenata nella produzione di CO2. Ma subito.

Perché allora non modifichiamo la nostra organizzazione sociale? Semplice: perché fino ad oggi le conseguenze del surriscaldamento globale non ci riguardavano. Gli uragani sì c’erano, ma distruggevano villaggi lontani; così le inondazioni e la desertificazione. Tutte disgrazie che duravano il tempo di un tg. Ora il vento scoperchia non lamiere asiatiche, ma tetti italiani; non piega palme caraibiche, ma abbatte pini nostrani. Che si fa? Continuiamo a dire che la ragazzina svedese è antipatica? Che la decrescita è da sfigati? Che il dio-Pil e il neoliberismo valgono bene qualche acquazzone? O ci svegliamo dall’incantesimo mortifero del rimandare?

Pubblicato da nandocan

Mi chiamo Fer nando Can cedda. Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. Il babbo, funzionario statale, voleva fare di me un magistrato ma io ero aspirante giornalista già dal liceo: scrivevo, ciclostilavo e distribuivo il giornalino scolastico. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani,. Io avevo già lasciato l’Azione Cattolica per il “Cenacolo” di Padre Ernesto Balducci. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio padre Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7″, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, soprattutto su Internet, ma a titolo gratuito e volontario e lo stesso vale per il servizio che ho sempre reso ai colleghi negli organismi della categoria (ordine, sindacato). Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. E’ dal 1994 che aspetto l'”Ulivo“. Nel 2008 mi sono deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. E sono diventato nonno.

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