Più migranti dalla Tunisia della crisi economica che dalla Libia della guerra

***da Remocontro – 28 luglio 2020

Barcone di migranti nel mare di Tunisi

Più migranti ora dalla Tunisia che dalla Libia, e da quelle coste sono due ore di gommone per arrivare a Lampedusa. La ministra degli interni Lamorgese a Tunisi dal presidente Saied. l’Italia chiederà all’Ue investimenti nel paese per fermare la crisi economica innescata dalla pandemia. lo stato nordafricano è il primo paese di provenienza degli sbarchi illegali in Italia, prima delle Libia

Emergenza Tunisia, più barconi che dalla Libia

La Tunisia è da qualche mese il primo paese di provenienza degli sbarchi illegali in Italia, superando il 35% del totale. Da gennaio 2020 al 26 luglio sono stati 12.228 i migranti approdati in Italia e 4.354 hanno dichiarato di essere tunisini mentre 883 di altre nazionalità sono partiti da quelle coste. «La Tunisia è uno dei pochi Stati con cui l’Italia ha un accordo di rimpatrio che, tuttavia, funziona a rilento e l’accelerazione non è dietro l’angolo, vista la situazione altamente instabile che sta vivendo il paese», spiega Adriana Pollice sul Manifesto.

La crisi economioca e politica interna

Tunisi è la capitale di un Paese allo stremo, da cui molti vogliono partire, destinazione Europa. Prima destinazione Italia. «Qui c’è il rischio di un esodo tale da ricordare quello dall’Albania del 1991, un problema serissimo da affrontare a livello di Governo» dicono dirigenti del Viminale, che vedono crescere i numeri degli sbarchi giorno dopo giorno, dal Paese che può vedere Lampedusa dalle sue coste e può raggiungerle in un paio d’ore di gommone. Lamorgese chiede controlli e promette l’impegno italiano per investimenti europei in Tunisia per stimolare l’occupazione interna, perché «in Italia questi ragazzi non hanno prospettive occupazionali».

Fratelli musulmani e Turchia

A destabilizzare ulteriormente la situazione, anche il conflitto che si sta estendendo nella confinante Libia. Ora il presidente tunisino Saied accusa «‘alcuni partiti politici’ di ordire un ‘complotto straniero’». Un messaggio che sembra riferirsi alla formazione islamica Ennahda, vicina ai Fratelli musulmani al potere in Turchia, grandi protettori del Governo di accordo nazionale di Fayez al Serraj.

Libia e Nord Africa destabilizzato

Le guerre che si combattono in Libia destabilizzatrici di tutto il Nord Africa, con riflessi politici interni anche in Tunisia, dunque. Poi la gravissima crisi economica. Il presidente tunisino ha detto chiaramente che i flussi si fermano solo con il sostegno economico interno: «È necessario individuare un nuovo approccio contro l’immigrazione illegale», la dichiarazione ufficiale. «Le soluzioni della sicurezza non sono sufficienti a contrastare il traffico di esseri umani. È innanzitutto una questione umanitaria. Consentire la sopravvivenza dei migranti nei loro paesi è una responsabilità collettiva e la soluzione risiede nella cooperazione».

Fronte italiano, aiuti si ma bloccate gli imbarchi

Italia pronta a sostenere investimenti per accelerare la ripresa economica in Tunisia, «Ma bisogna che il paese fermi le partenze». Non solo migranti illegali da accogliere ma la minaccia Covid. «Specialmente con il Covid-19 questi flussi incontrollati creano problemi di sicurezza sanitaria che si riverberano sulle comunità locali interessate dai centri di accoglienza, dai quali i migranti tunisini cercano di allontanarsi in ogni modo prima del termine della quarantena». Sostegno italiano nell’attività di sorveglianza delle imbarcazioni dei trafficanti. Assieme a uno sveltimento delle operazioni settimanali di rimpatrio dall’Italia, riprese solo dopo il lockdown.

La Tunisia da cui in molti scappano

Hammamet, Sfax, Cartagine, Djerba, Tunisi, nomi noti e mete apprezzate da molti europei in vacanza, italiani in testa, che il Covid ha bloccato a casa loro. La pandemia ha provocato la chiusura di gran parte delle infrastrutture turistiche, e tutti quelli che lavoravano nel comparto sono senza impiego e vanno via. «L’Italia ha promesso di accelerare i progetti avviati da Farnesina, Viminale, Mise, Mit e si è impegnata a fare la voce grossa in Ue per spingere nuovi programmi di sviluppo. D’altro canto, in Italia pure non c’è lavoro. Sui rimpatri, tema a cui il Viminale tiene molto, c’è l’impegno a intensificarli ma sarà tema per il prossimo governo tunisino».

Pubblicato da nandocan

Mi chiamo Fer nando Can cedda. Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. Il babbo, funzionario statale, voleva fare di me un magistrato ma io ero aspirante giornalista già dal liceo: scrivevo, ciclostilavo e distribuivo il giornalino scolastico. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani,. Io avevo già lasciato l’Azione Cattolica per il “Cenacolo” di Padre Ernesto Balducci. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio padre Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7″, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, soprattutto su Internet, ma a titolo gratuito e volontario e lo stesso vale per il servizio che ho sempre reso ai colleghi negli organismi della categoria (ordine, sindacato). Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. E’ dal 1994 che aspetto l'”Ulivo“. Nel 2008 mi sono deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. E sono diventato nonno.

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