Il Fontana della verità

***di Massimo Marnetto, 28 luglio 2020* – Dopo il livello di credibilità dell’ultima deposizione di Fontana presso il Consiglio regionale lombardo, siamo in grado di anticipare i futuri sviluppi della sua difesa, che il Presidente si appresta a completare. 

“I 5,3 milioni che ho su un conto svizzero – dono del topino per la caduta dell’ultimo dente da latte – mi sono stati sottratti da un elfo e portati nottetempo in una banca elvetica. Al mio risveglio, una dolce fatina sull’armadio mi ha detto di non preoccuparmi: li avrei riavuti se avessi aiutato una dama in difficoltà. (Applausi dei leghisti presenti, con sventolio di bandiere e rumorosi fragori di aria emessa dalla bocca).

“Allora durante la colazione mi sono messo a pensare, cosa che mi provoca sempre emicrania, quando mi è apparso un nano sul frigo e mi ha detto: “La soluzione ce l’hai più vicina di quanto pensi!, testone!”. Dopo averlo querelato, mentre mia moglie mi aiutava a districare l’ennesima mascherina impigliata nelle orecchie, mi venne in mente che mio cognato aveva una società che si chiamava proprio Dama e che avrei potuto aiutarla con una fornitura senza appalto di camici, per oltre mezzo milione di euro.

Ma lui – che disdegna il denaro in quanto nipote di Mubarak – si rifiutò e volle farne un dono. Questa è la vera verità, signori, perché io sono della Lega, un partito onesto. E a chi non ci crede, sono disposto a ripeterlo 49 milioni di volte!” (Applausi dei leghisti presenti, gesti dell’ombrello indirizzati all’opposizione, mostra dei glutei verso la stampa).

*NB

Il titolo è di nandocan. Per chi avesse difficoltà a capire si tratta di satira (nandocan)

Pubblicato da nandocan

Mi chiamo Fer nando Can cedda. Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. Il babbo, funzionario statale, voleva fare di me un magistrato ma io ero aspirante giornalista già dal liceo: scrivevo, ciclostilavo e distribuivo il giornalino scolastico. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani,. Io avevo già lasciato l’Azione Cattolica per il “Cenacolo” di Padre Ernesto Balducci. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio padre Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7″, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, soprattutto su Internet, ma a titolo gratuito e volontario e lo stesso vale per il servizio che ho sempre reso ai colleghi negli organismi della categoria (ordine, sindacato). Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. E’ dal 1994 che aspetto l'”Ulivo“. Nel 2008 mi sono deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. E sono diventato nonno.

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