COSTITUENTE TERRA chiede una Conferenza mondiale deliberativa sulla Sanità

Insensatezza della sanità privata 

Cari Amici, L’epidemia del Coronavirus con il suo carico quotidiano di morti e di contagiati, ha svelato l’insensatezza delle politiche dei tagli alla spesa sanitaria e di privatizzazione della sanità pubblica. Dopo anni di svalutazione liberista, essa ha mostrato il valore inestimabile della sanità pubblica e del suo carattere universalistico e gratuito, in attuazione del diritto costituzionale alla salute.  Non solo. Il coronavirus ha colto tutti i governi impreparati, svelandone la totale imprevidenza.

la prevenzione costa e per la Sanità privata  non è immediatamente redditizia.

Benché il pericolo di una pandemia fosse stato previsto fin dal settembre 2019 da un rapporto della Banca Mondiale e fosse comunque prevedibile per l’intensificarsi delle epidemie in questi ultimi anni (Ebola, Hiv1, Hendra, Sars, Mers, influenza aviaria), nulla è stato fatto per fronteggiarlo. In vista delle guerre si fanno esercitazioni militari, si costruiscono bunker, si mettono in atto simulazioni di attacchi e tecniche di difesa. Contro il pericolo annunciato di una pandemia non è stato fatto assolutamente nulla. Giacché la prevenzione costa e per la Sanità privata  non è immediatamente redditizia.

Drammatica imprevidenza negli USA

Il paradosso è stato raggiunto con le attrezzature sanitarie. In previsione delle guerre si accumulano armi, carri armati e missili nucleari. Il coronavirus ci ha fatto scoprire l’incredibile mancanza delle misure più elementari per fronteggiare il contagio: dalla scarsità dei posti letto e dei reparti di terapia intensiva a quella di respiratori, tamponi e mascherine, fino all’assurda insufficienza di medici e infermieri e all’assenza di un’adeguata organizzazione per l’assistenza territoriale e domiciliare. Naturalmente questa imprevidenza si è rivelata nella maniera più drammatica nei Paesi, come gli Stati Uniti, che difettano di una Sanità pubblica.

Armi micidiali ma senza respiratori e tamponi

In questi Paesi chi non ha un’assicurazione adeguata non può curarsi e decine di milioni di poveri sono abbandonati a se stessi. Impreparazione e imprevidenza sono inevitabili nei Paesi poveri. Ma sono solo il segno di un’incredibile follia quando riguardano le grandi Potenze, debolissime quanto alla difesa della vita e della salute dei loro cittadini. Negli Stati Uniti il presidente Trump ha in gran parte smantellato la modesta riforma sanitaria di Obama, lasciando milioni di poveri senza la possibilità di curarsi. La più grande potenza del mondo continua a produrre armi sempre più micidiali contro nemici inesistenti, ma si è trovata sprovvista di respiratori e tamponi e ha così provocato centinaia di migliaia di morti tra i suoi cittadini.

La salute di ciascuno dipende dalla salute degli altri

Di qui la sollecitazione sul nostro futuro sollecitata da questa assurda imprevidenza. Le pandemie sono fenomeni globali, peraltro sempre più frequenti nei nostri tempi a causa del nostro rapporto malsano con l’ambiente. Quella del coronavirus si è rivelata un effetto collaterale delle tante catastrofi ecologiche – delle deforestazioni, dell’inquinamento dell’aria, del riscaldamento climatico, della perdita della biodiversità – ed ha perciò svelato i nessi che legano la salute delle persone alla salute del pianeta. Ha inoltre mostrato la nostra profonda interdipendenza, in forza della quale la salute di ciascuno dipende dalla salute degli altri e comporta perciò la responsabilità di tutti nel far fonte al virus.

Necessaria un’istituzione globale di garanzia

Se ne può trarre un insegnamento: il carattere globale del contagio richiede una risposta a sua volta globale, e non soltanto locale. La pandemia sarebbe stata fronteggiata con maggior successo se fossero state adottate misure decise sulla base di strategie unitarie e coordinate, quali solo possono provenire da un’istituzione globale di garanzia. E’ infatti accaduto che ciascuno Stato ha adottato contro il virus, in tempi diversi, misure diverse ed eterogenee da regione a regione, talora del tutto insufficienti perché condizionate dalle pressioni dei mercati e, in tutti i casi, fonti di incertezze, confusioni e conflitti tra i diversi livelli decisionali, provocando il dilagare dei contagi.

L’OMS senza mezzi e poteri adeguati

Il nostro ordinamento internazionale dispone già di un’Organizzazione Mondiale della Sanità. Ma questa istituzione non è neppure lontanamente all’altezza delle funzioni di garanzia affidatele, a causa degli scarsissimi mezzi – 4 miliardi e 800 milioni ogni 2 anni, in gran parte provenienti da privati – e della mancanza di effettivi poteri. Per di più ha dato prova, in questa occasione, di una vistosa inefficienza. Occorrerebbe perciò riformarla e rafforzarla, quanto ai finanziamenti e quanto ai poteri, per porla in grado in primo luogo di prevenire le pandemie e di bloccarne sul nascere il contagio; in secondo luogo, di rispondere ad esse con misure affidate ai diversi livelli dell’ordinamento sulla base di un principio di sussidiarietà che assegni ai livelli normativi superiori l’adozione di principi guida di portata generale e ai diversi livelli inferiori il loro adattamento alle diverse situazioni territoriali; in terzo luogo di portare i necessari soccorsi medici ai Paesi più poveri e più sforniti di servizi sanitari. Se ci fosse stata una simile gestione unitaria e tempestiva multi-livello, coordinata da una vera istituzione globale di garanzia indipendente, oggi non piangeremmo centinaia di migliaia di morti.

Una conferenza mondiale per riformarla

Per queste ragioni  chiediamo che sia promossa una Conferenza mondiale sulla sanità in grado di affrontare i problemi drammatici dei milioni di morti ogni anno per malattie non curate e di riformare l’Organizzazione Mondiale della Sanità per trasformarla in una vera istituzione globale di garanzia della salute. Si pensi che l’OMS non è oggi in grado, per la scarsità dei mezzi, neppure di distribuire i “farmaci essenziali” che essa stessa stabilì, 40 anni fa, che “soddisfano i bisogni sanitari della maggior parte della popolazione e devono quindi essere disponibili in ogni momento in quantità sufficiente e nella forma farmaceutica appropriata”.

I farmaci essenziali non costano e potrebbero essere distribuiti

Siamo perciò in presenza di una gigantesca omissione di soccorso, in violazione del diritto alla salute proclamato in tante Carte internazionali. L’insensatezza di questa vistosa assenza di garanzie è resa evidente dalla facilità con cui questa lacuna di garanzie e la povertà estrema di masse sterminate di esseri umani potrebbero essere superate con vantaggio di tutti, inclusi i Paesi ricchi. La maggior parte dei farmaci essenziali o salvavita, come i vaccini contro la poliomelite, il morbillo e la difterite, che provocano ogni anno più di un milione di morti, non costano quasi nulla.

Il primo passo di un costituzionalismo globale

La garanzia dei diritti alla salute e all’istruzione sarebbe d’altro canto un sicuro fattore di sviluppo dei Paesi poveri, con conseguente beneficio – la pace, la stabilità politica, la riduzione e la sdrammatizzazione delle migrazioni, una crescita economica equilibrata – anche per i Paesi ricchi. Nei Paesi avanzati la salute e l’istruzione di massa sono stati il grande motore dello straordinario sviluppo, senza precedenti nella storia, non solo della scienza e del progresso tecnologico, ma anche della produzione economica e del miglioramento delle condizioni di vita delle persone. Per questo la proposta di sviluppare questo frammento di costituzionalismo globale che è la garanzia mondiale del diritto alla vita e alla salute ci sembra il primo in direzione della realizzazione di una Costituzione della Terra e delle sue garanzie. Con i più cordiali saluti

www.costituenteterra.it

Pubblicato da nandocan

Mi chiamo Fer nando Can cedda. Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. Il babbo, funzionario statale, voleva fare di me un magistrato ma io ero aspirante giornalista già dal liceo: scrivevo, ciclostilavo e distribuivo il giornalino scolastico. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani,. Io avevo già lasciato l’Azione Cattolica per il “Cenacolo” di Padre Ernesto Balducci. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio padre Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7″, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, soprattutto su Internet, ma a titolo gratuito e volontario e lo stesso vale per il servizio che ho sempre reso ai colleghi negli organismi della categoria (ordine, sindacato). Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. E’ dal 1994 che aspetto l'”Ulivo“. Nel 2008 mi sono deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. E sono diventato nonno.

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