Berlusconi ma davvero?

da sin. Carlo De Benedetti,Eugenio Scalfari

Carlo De Benedetti, editore storico di Repubblica, che dichiara di preferire Berlusconi a Conte. “Non è un tabù”, si era già fatto scappare Romano Prodi a proposito di una eventuale collaborazione di Forza Italia al governo. “E’ solo solidarietà geriatrica o c’è dell’altro?” si chiede Massimo Marnetto. Ma i commenti sopravvissuti a un buon accordo per “Autostrade” raggiunto questa notte in Consiglio dei ministri danno ancora stamani la misura dell’avversione del quotidiano romano (edizione fiat) per il governo giallorosso. Davvero meglio un amico dei mafiosi, un condannato per frode fiscale dell’alleanza coi Cinque Stelle ? (nandocan).

Meglio Berlusconi di Conte

***di Massimo Marnetto, 15 luglio 2020 – Carlo De Benedetti dichiara di preferire B a Conte. Lo dice in un’intervista a Il Foglio, invocando il concetto di male minore. Così, con poche frasi, distrugge anni di resistenza antiberlusconiana, portata avanti da la Repubblica, il giornale di cui è stato storico editore.

Il coro dei revisionisti

Come uomo di sinistra, insieme a molti altri amici, vivo il gelo dell’ennesimo tradimento. Dopo Scalfari, che dichiarò anche lui di preferire il miliardario ai 5 Stelle; dopo Prodi, che sdogana B con l’attenuante generica dell’età avanzata; ora al coro dei revisionisti berlusconiani si aggiunge anche De Benedetti. 


C’è dell’altro

E’ solo solidarietà geriatrica o c’è dell’altro? C’è dell’altro: i soldi (molti) in arrivo dall’Europa. Avere al Governo persone “accomodanti” con i corrotti fa girare più velocemente il denaro tra le dinastie industriali, che ormai hanno infiltrato la grande stampa nazionale. Mentre un premier come Conte – che inchioda i Benetton ai loro criminali inadempimenti – viene percepito come un’anima bella, che non sa come vanno le cose in Italia.

Ingegnere, si scansi

Noi, ceto riflessivo di sinistra, ne abbiamo subite tante di delusioni, Non sarà certo quella di De Benedetti a farci smettere di lottare per un Paese più giusto e meno corrotto. E allora mi viene solo una frase da rivolgere all’ingegnere: ora si scansi, noi andiamo avanti.

Pubblicato da nandocan

Mi chiamo Fer nando Can cedda. Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. Il babbo, funzionario statale, voleva fare di me un magistrato ma io ero aspirante giornalista già dal liceo: scrivevo, ciclostilavo e distribuivo il giornalino scolastico. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani,. Io avevo già lasciato l’Azione Cattolica per il “Cenacolo” di Padre Ernesto Balducci. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio padre Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7″, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, soprattutto su Internet, ma a titolo gratuito e volontario e lo stesso vale per il servizio che ho sempre reso ai colleghi negli organismi della categoria (ordine, sindacato). Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. E’ dal 1994 che aspetto l'”Ulivo“. Nel 2008 mi sono deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. E sono diventato nonno.

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