Il giorno dopo è oggi

(Newsletter n. 18 del 22 giugno 2020)
Care Amiche ed Amici,
sempre in vista dell’unità umana da costruire e dell’obiettivo politico primario di giungere a una Costituzione della Terra, da cui i diritti fondamentali di tutti gli abitanti del pianeta siano salvaguardati, vi segnaliamo oggi sul nostro sito www.costituenteterra.it un appello del Premio Nobel per la Pace Adolfo Perez Esquivel (in spagnolo)
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Perez Esquivel: urgono politiche di radicale alternativa

L’appello denuncia come l’attuale pandemia non sia solo quella del virus, ma quella della fame, della paura, delle diseguaglianze, della povertà, del dissesto ambientale. Lancia quindi un allarme sulla urgenza di politiche di radicale alternativa se non si vuole portare l’umanità intera al disastro (“el dia después”, il giorno dopo della Pandemia è oggi, non domani: domani può essere troppo tardi).  

Crisi economica e sanitaria dall’America latina agli Stati Uniti

Nella stessa linea di analisi delle linee di frattura oggi esistenti Livio Zanotti mette in luce la drammatica situazione dell’America Latina, dove la crisi è piombata su economie deboli e discriminanti tra sazi e affamati. Mentre il prof. Francesco Domenico Capizzi, rivendicando la necessità di un’efficiente Sanità pubblica, mostra la catastrofe sanitaria degli Stati Uniti a causa della dissennata politica di mercificazione e privatizzazione della salute.

ONU. Opporsi con misure efficaci all’annessione della Palestina

A loro volta gli Esperti dell’ONU per le procedure speciali, nominati dalla Commissione dei Diritti Umani delle Nazioni Unite, denunciano come una grave violazione del diritto internazionale. L’intento di Israele di annettersi, con la complicità americana, Territori Occupati della Palestina . Ed esortano la Comunità internazionale ad opporsi a questa causa di guerra ricorrendo a misure efficaci, quali quelle già adottate con successo dal Consiglio di Sicurezza in altre crisi internazionali.
Con i più cordiali saluti.

www.costituenteterra.it

Pubblicato da nandocan

Mi chiamo Fer nando Can cedda. Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. Il babbo, funzionario statale, voleva fare di me un magistrato ma io ero aspirante giornalista già dal liceo: scrivevo, ciclostilavo e distribuivo il giornalino scolastico. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani,. Io avevo già lasciato l’Azione Cattolica per il “Cenacolo” di Padre Ernesto Balducci. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio padre Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7″, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, soprattutto su Internet, ma a titolo gratuito e volontario e lo stesso vale per il servizio che ho sempre reso ai colleghi negli organismi della categoria (ordine, sindacato). Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. E’ dal 1994 che aspetto l'”Ulivo“. Nel 2008 mi sono deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. E sono diventato nonno.

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