La “miopia” di Bonomi

SEDE CONFINDUSTRIA

***di Massimo Marnetto, 18 giugno 2020 – Il gallo strilla, ma non vola. Idem, Confindustria. Ci si aspettava dall’incontro di Bonomi e Conte qualche idea di rinnovamento nel mondo della produzione, come l’incremento della ricerca nelle aziende, sapendo quanto conti la qualità per la competitività dei sistemi avanzati; la valorizzazione del lavoro agile, dopo il successo della sua sperimentazione, soprattutto per conciliare i tempi del lavoro con quelli privati; l’avvio di forme  sperimentali di co-gestione con i lavoratori nelle grandi aziende, sul modello tedesco della mitbestimmung.

Invece non è avvenuto niente di tutto questo. Bonomi ha sciorinato una modesta lista di richieste di rimborsi, sgravi e fondi talmente avvilente, che il premier ha dovuto esortarlo a “volare più alto”. Peccato che gli industriali nazionali – che criticano il Governo di mancanza di visione – ne abbiano così poca proprio loro. E’ miope essere così pragmatici proprio in questo momento, dove si sta avverando una concomitanza rara come il passaggio di una cometa: la politica – dopo molti anni – avrà i soldi sufficienti per realizzare progetti strutturali. E – a riprova della straordinarietà della fase – ha persino deciso di darsi una pausa di ascolto e riflessione con gli Stati Generali, per uscire dalla routine governativa dell’emergenza compulsiva. Bonomi deve avere meno cresta e più piume per volare. Perché il Paese – per ripartire – ha bisogno di imprenditori illuminati.

Pubblicato da nandocan

Mi chiamo Fer nando Can cedda. Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. Il babbo, funzionario statale, voleva fare di me un magistrato ma io ero aspirante giornalista già dal liceo: scrivevo, ciclostilavo e distribuivo il giornalino scolastico. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani,. Io avevo già lasciato l’Azione Cattolica per il “Cenacolo” di Padre Ernesto Balducci. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio padre Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7″, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, soprattutto su Internet, ma a titolo gratuito e volontario e lo stesso vale per il servizio che ho sempre reso ai colleghi negli organismi della categoria (ordine, sindacato). Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. E’ dal 1994 che aspetto l'”Ulivo“. Nel 2008 mi sono deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. E sono diventato nonno.

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