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Conte-fobia

(intercettazione apocrifa di Massimo Marnetto)

Matteo – Giorgia, questo ci sta fottendo i consensi. Bisogna fermarlo. Che faccio, lancio l’idea di abolire le bollette della luce?..
Giorgia – A Matte’, sta calmo… Così, m’agiti e basta… Mo famoje fini’ li Stati Generali e poi lo mazzolamo. Ma adesso no, perché alla ggente je piace sta cosa della villa, i giardini, i saloni… E’ un po’ come i matrimoni dei reali inglesi, dove tutti li poveracci stanno a vede i ricchi, pe’ sogna’
M – Ma questo se non lo fermiamo adesso, non lo fermiamo più… Magari fonda un partito… Propongo la fine dell’assicurazione obbligatoria dell’auto? G – Matte’, io cresco nei sondaggi. Quello inguaiato sei tu… Damme retta: st’anno lascia perde il Papeete. Vie’ commé in Ungheria. Ha detto Orbàn che ce porta a vede’ li dissidenti in galera, come allo zoo.. AHH AHH AHHH
M – Giorgia, la fai facile tu… Qui se non ripartono gli sbarchi siamo fottuti. Poi se questo ottiene il Ricovery Fund, come minimo dobbiamo lanciare un condono edilizio per far costruire le palazzine non sulla spiaggia, ma con le palafitte dentro al mare. C’ho già lo slogan: Tutti gli italiani devono potersi tuffare dalla finestra nel Mare Nostrum! Bello, no?  G – Insomma… Vabbé, famme anda’ ché c’ho li fascioli sul foco e quelli se non li giri s’attaccano…
M – No aspetta. Ho altre idee… Tasse a offerta libera… Il voucher prostituta per i giovani maschi contro il rischio omo… L’abolizione della scocciatura della differenziata… La legalizzazione del caporalato… Stop alla raccolta cacca dei cani… Pronto Giorgia?… Mi senti?… Io non ti sento più… 

Pubblicato da nandocan

Mi chiamo Fer nando Can cedda. Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. Il babbo, funzionario statale, voleva fare di me un magistrato ma io ero aspirante giornalista già dal liceo: scrivevo, ciclostilavo e distribuivo il giornalino scolastico. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani,. Io avevo già lasciato l’Azione Cattolica per il “Cenacolo” di Padre Ernesto Balducci. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio padre Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7″, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, soprattutto su Internet, ma a titolo gratuito e volontario e lo stesso vale per il servizio che ho sempre reso ai colleghi negli organismi della categoria (ordine, sindacato). Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. E’ dal 1994 che aspetto l'”Ulivo“. Nel 2008 mi sono deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. E sono diventato nonno.

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