“Chi se ne frega”

***Roma, 26 maggio 2020 – Quello che nei paesi civili viene visto come normalissimo controllo sociale se non un dovere civico, da molti italiani, ma per fortuna in numero sempre minore, è considerato un affronto alla “gloriosa” regola di vita del “fatevi i caxxi vostri”. Tutto qui.

Può anche darsi che l’ipotetica normativa sugli “assistenti civici” a cui ha fatto cenno il ministro Boccia sia stata mal congegnata e che questo spieghi anche la disapprovazione di chi pure ha rispettato e rispetta le regole. Ma si può essere certi che la sollevazione “organizzata” dalla destra contro le misure di sicurezza disposte dal governo ha una ben diversa motivazione. La strana idea che io ho tutto il diritto di inveire contro la polizia quando non interviene ad arrestare gli ubriachi che non mi lasciano dormire in pace urlando sotto le mie finestre. Ma nessuno deve permettersi di ammonirmi perché, infischiandomi del distanziamento o della mascherina, metto così a rischio la salute di tutti.

Poi però ci sono anche quelli, se dio vuole in numero sempre maggiore, che indossano la mascherina e rispettano le distanze non tanto per proteggersi – la mascherina quasi sempre non basta – quanto per non contagiare gli altri. Oppure anche solo per dare l’esempio di un normalissimo rispetto delle regole nell’interesse comune. Chi è che vuole lo Stato di Polizia, i primi o i secondi? Io questa la chiamo maturità democratica. Gli altri continuino pure a farsi del male, ma a casa loro.

Pubblicato da nandocan

Mi chiamo Fer nando Can cedda. Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. Il babbo, funzionario statale, voleva fare di me un magistrato ma io ero aspirante giornalista già dal liceo: scrivevo, ciclostilavo e distribuivo il giornalino scolastico. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani,. Io avevo già lasciato l’Azione Cattolica per il “Cenacolo” di Padre Ernesto Balducci. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio padre Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7″, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, soprattutto su Internet, ma a titolo gratuito e volontario e lo stesso vale per il servizio che ho sempre reso ai colleghi negli organismi della categoria (ordine, sindacato). Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. E’ dal 1994 che aspetto l'”Ulivo“. Nel 2008 mi sono deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. E sono diventato nonno.

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