Trump si ritira anche dal trattato “Cieli aperti”

Il presidente Usa si ritira dal trattato “Open skies” sui sorvoli aerei: uno strappo con Mosca e con i partner europei della Nato. Gli analisti avvertono: così ci rimettono solo gli Usa, ma a lui serve parlare d’altro rispetto alla catastrofe Covid. Nel mirino del tycoon anche l’accordo sul limite massimo di arsenali nucleari, altra trovata di fine mandato ancora più pericolosa.
 ‘America Fist’ ma sempre più sola

***di Ennio Remondino, 22 maggio 2020* – Donald Trump ha deciso di ritirarsi da un altro importante accordo sul controllo degli armamenti, il trattato Cieli Aperti (Open Skies). Negoziato tre decenni fa e firmato da 34 Stati, tra cui la Russia, consente alle nazioni che lo hanno sottoscritto di sorvolare i rispettivi territori con strumenti di rilevazione elettronica per verificare le attività militari. Open Skies venne firmato nel 1992, accordi post-guerra fredda e post-sovietici. Obiettivo, ridurre i rischi di incomprensioni, malintesi ed errori di calcolo che potrebbero portare a una guerra. L’idea è che un certo livello di trasparenza può evitare incidenti dovuti a informazioni errate o errori di interpretazione sulle mosse dell’altro. Detta in altra maniera, «un po’ di spionaggio può preservare la pace, mentre essere all’oscuro di ciò che fa l’avversario può alimentare paranoia e scatenare delle reazioni pericolose». Da allora, l’Unione sovietica è solo sui libri di Storia ma la guerra fredda è quasi tornata.

Armi (e trovate) di distrazione di massa

Secondo Trump la Russia, oltre a non aver concesso il diritto di sorvolo su alcune installazioni missilistiche e nel corso di importanti manovre militari, ha più volte violato il trattato. Mentre cita una serie di rapporti riservati in cui il Pentagono e l’intelligence Usa denunciano sorvoli sul territorio Usa per mappare le infrastrutture critiche, possibili bersagli di attacchi informatici. Gli Usa inoltre sostengono che le immagini ricavate dai voli di ricognizione possono essere ottenute a un costo minore attraverso l’impiego di mezzi satellitari. Trump dice ma pochi anche in casa si fidano, anche nel Congresso. Scontate maggiori tensioni con la Russia mentre gli analisti sottolineano come uscendo dal trattato gli Usa perderanno il diritto di condurre voli di ricognizione in Russia, che però potrà continuare a sorvolare l’Europa, raccogliendo informazioni sulle basi militari statunitensi in territorio europeo.

Dai sorvoli al peggio, New Start sugli arsenali militari

Secondo il New York Times, Trump sarebbe anche intenzionato a ritirare gli Usa dall’ultimo importante trattato militare in vigore con la Russia, il New Start, che limita gli arsenali nucleari dei due Paesi a 1.550 missili ciascuno. Il New Start scadrà poche settimane dopo l’inizio del nuovo mandato presidenziale e, se rieletto, The Donald non vorrebbe rinnovarlo. I partner europei della Nato sono sempre stati favorevoli all’accordo Open Skies (oltre ovviamente all’accordo suo missili), come un pezzo della sicurezza che riduce i rischi di conflitto sul Vecchio continente. Ma Trump, ormai nel suo stile di pre-potenza, non ha neppure preavvertito con qualche telefonata della sua decisione unilaterale. 

L’annuncio della Casa Bianca andrà ad aggiungersi ad un contenzioso fra l’Amministrazione Trump e gli alleati, in una fase di crisi nelle relazioni transatlantiche.

*da Remocontro

Pubblicato da nandocan

Mi chiamo Fer nando Can cedda. Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. Il babbo, funzionario statale, voleva fare di me un magistrato ma io ero aspirante giornalista già dal liceo: scrivevo, ciclostilavo e distribuivo il giornalino scolastico. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani,. Io avevo già lasciato l’Azione Cattolica per il “Cenacolo” di Padre Ernesto Balducci. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio padre Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7″, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, soprattutto su Internet, ma a titolo gratuito e volontario e lo stesso vale per il servizio che ho sempre reso ai colleghi negli organismi della categoria (ordine, sindacato). Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. E’ dal 1994 che aspetto l'”Ulivo“. Nel 2008 mi sono deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. E sono diventato nonno.

Rispondi

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo:
Vai alla barra degli strumenti