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Multare le risse in Parlamento

*** di Massimo Marnetto, 22 maggio 2020 – Mi vergogno del mio Parlamento.Quando un deputato o senatore parla, arrivano grida e insulti dalla parte opposta. Quando – come ha fatto Ricciardi – qualcuno afferma in modo netto responsabilità confermate dai fatti – i dissenzienti si alzano dai loro scranni, per cercare lo scontro fisico. Per non parlare di cappi e mortadelle che da tempo hanno sconsacrato il tempio della democrazia. Il confronto con altri parlamenti europei è impietoso. A Londra, il massimo dell’agitazione è alzarsi in piedi in silenzio per pochi secondi e ritornare seduti. In Francia e Spagna, gli animi sono più “latini”, ma raramente debbono intervenire gli addetti per scongiurare risse o per sedarle. Insomma, tocca andare in nazioni molto meno democratiche per trovare lo stesso tasso di colluttazioni verbali e fisiche, che i nostri onorevoli ci ripropongono con regolare frequenza.
Ci vorrebbe una multa pari ad un giorno di stipendio al parlamentare che interrompe l’esposizione di un altro, dopo il primo richiamo; pari a due giorni, se entra nel settore degli avversari con intenzioni ostili; pari a mezzo stipendio, se invade la zona di rispetto dei banchi del Governo e dalla Presidenza. Funzionerebbe? Sì, il parlamentare italico tipo transige sui princìpi, ma non sul suo stipendio. Sarebbe possibile? No, s’invocherebbe la limitazione della libertà d’espressione e l’autodichia. E allora? Assisteremo a cori e risse da stadio, finché voteremo chi è come noi. E non chi è più competente e controllato di noi.

Pubblicato da nandocan

Mi chiamo Fer nando Can cedda. Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. Il babbo, funzionario statale, voleva fare di me un magistrato ma io ero aspirante giornalista già dal liceo: scrivevo, ciclostilavo e distribuivo il giornalino scolastico. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani,. Io avevo già lasciato l’Azione Cattolica per il “Cenacolo” di Padre Ernesto Balducci. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio padre Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7″, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, soprattutto su Internet, ma a titolo gratuito e volontario e lo stesso vale per il servizio che ho sempre reso ai colleghi negli organismi della categoria (ordine, sindacato). Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. E’ dal 1994 che aspetto l'”Ulivo“. Nel 2008 mi sono deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. E sono diventato nonno.

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