Costituzione e fratellanza

Newsletter n.14 del 15 maggio 2020  – I limiti imposti dalla pandemia e connesse difficoltà hanno rallentato il nostro lavoro e diradato queste newsletter. Però l’idea di una Costituzione della Terra corre nel mondo spinta dalla stessa evidenza dell‘incapacità dell’ordine attuale a rispondere alle sfide globali. Ciò non vuol dire però che il costituzionalismo mondiale sia solo una risposta ai casi d’eccezione, al contrario esso dovrebbe essere la risposta istituzionale normale per la gestione la tutela e la promozione della vita normale della comunità umana sulla Terra. Il presupposto è naturalmente che la comunità mondiale sia pensata come tale, nell’insieme delle sue differenze.

Un potente contributo allo sviluppo di questa realtà è venuto dalla “giornata per la fratellanza umana” promossa dall’Alto Comitato istituito dopo l’appello di Abu Dhabi di un anno fa del Papa e dell’Imam del Cairo. Su ciò è utile vedere a questo link l’omelia di Papa Francesco del 14 maggio in cui la fraternità dell’intera famiglia umana è stata rivendicata come sovraordinata alle stesse religioni. E ciò non solo perché stiamo vivendo un momento “tragico” di questa pandemia ma anche perché ci sono altre e continue pandemie che non sono curate nel regime della frammentazione particolaristica, come la pandemia delle guerre, dei bambini senza istruzione o della fame: solo quest’ultima ha provocato 3 milioni e 700.000 morti negli ultimi quattro mesi. E quanto si bambini basta pensare che c’è una Convenzione Internazionale dei diritti del fanciullo ma non c’è alcuna Istituzione mondiale di garanzia che assicuri l’effettività di tali diritti.

Perciò Costituzione e pensiero dell’unità umana vanno insieme; e siamo lieti che l’idea di Costituente Terra stia camminando, come in Spagna e America Latina spinta com’è da Luigi Ferrajoli ma come dovrebbe avvenire, e a ciò dovremo impegnarci, anche altrove. Chi lo può fare traducendo e diffondendo i testi è invitato a farlo.

Sul nostro sito pubblichiamo oggi un importante articolo del prof. Francesco Capizzi su una concezione olistica, e non solo sanitaria, della salute.

Pubblicato da nandocan

Mi chiamo Fer nando Can cedda. Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. Il babbo, funzionario statale, voleva fare di me un magistrato ma io ero aspirante giornalista già dal liceo: scrivevo, ciclostilavo e distribuivo il giornalino scolastico. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani,. Io avevo già lasciato l’Azione Cattolica per il “Cenacolo” di Padre Ernesto Balducci. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio padre Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7″, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, soprattutto su Internet, ma a titolo gratuito e volontario e lo stesso vale per il servizio che ho sempre reso ai colleghi negli organismi della categoria (ordine, sindacato). Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. E’ dal 1994 che aspetto l'”Ulivo“. Nel 2008 mi sono deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. E sono diventato nonno.

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