Regole

  ***di Massimo Marnetto, 13 aprile 2020 – Gli Italiani iniziano a capire il valore delle regole: è questo il cambiamento più eclatante indotto dal Coronavirus. Tranne eccezioni, la gran parte della popolazione ha aderito alla domiciliazione anti-contagio, nonostante giornate spiagge e prati mai così invitanti. Il vantaggio del rispetto della legge è anti-intuitivo, perché implica una riduzione di libertà percepita come sacrificio chiaro, immediato e personale, rispetto a un vantaggio vago, differito e pubblico; un investimento comportamentale che il singolo non sempre è in grado di attualizzare. O che ritiene – nella propria concezione prioritaria di sé o del proprio nucleo (familismo) – non degno di dedizione. Rispettare le regole richiede anche una profonda percezione di uguaglianza. Ogni eccezione ingiustificata che esenti poche persone e senza motivi condivisi dallo sforzo collettivo, viene percepita come un privilegio anticoagulante per la coesione sociale. Che non solo  demotiva il singolo alla legalità, ma lo giustifica – di fronte ai grandi privilegi di pochi – nella ricerca di piccoli privilegi “risarcitori” personali. Così, negli anni, caste e furbi si sono alimentati a vicenda. Il progresso civico sta nello scoprire che le regole difendono i deboli e la qualità della vita di tutti. Per le nazioni evolute, le regole sono un patrimonio da difendere, non un fastidio da sopportare. Forse dovremo ringraziare il Codiv19 per aver iniziato a farcelo capire. Ma la strada è ancora lunga.

Pubblicato da nandocan

Mi chiamo Fer nando Can cedda. Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. Il babbo, funzionario statale, voleva fare di me un magistrato ma io ero aspirante giornalista già dal liceo: scrivevo, ciclostilavo e distribuivo il giornalino scolastico. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani,. Io avevo già lasciato l’Azione Cattolica per il “Cenacolo” di Padre Ernesto Balducci. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio padre Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7″, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, soprattutto su Internet, ma a titolo gratuito e volontario e lo stesso vale per il servizio che ho sempre reso ai colleghi negli organismi della categoria (ordine, sindacato). Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. E’ dal 1994 che aspetto l'”Ulivo“. Nel 2008 mi sono deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. E sono diventato nonno.

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