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Costituente Terra. Una conferma e un rinvio

Come già promesso agli amici di nandocan, continuo ad aggiornarvi sulle  iniziative della Scuola “Costituente Terra” con la pubblicazione delle newsletter, l’ultima delle quali – indirizzata anche  a tutte le persone interessate – ho ricevuto oggi, 7 marzo 2020. Ai video indicati nel testo aggiungo il mio per quanti non lo hanno ancora visto (meno di otto minuti di visione) (nandocan)

Roma, 7 febbraio 2020 – Caro Amico, come mai avremmo voluto, non appena si è celebrata a Roma l’inaugurazione della Scuola per una Costituzione della Terra, abbiamo avuto la conferma di quanto essa fosse necessaria; è esplosa infatti in Italia la sindrome del virus malefico, che ha fornito la prova più schiacciante dell’urgenza e necessità di un nuovo pensiero e di nuove regole per la vita sulla terra. Tutte le ragioni che sono alla base della nostra iniziativa sono state infatti convalidate e anzi mostrate come ancora più pressanti.

La prima conferma è che ormai, al di là di tutte le preziose diversità di nazioni, di stirpi, di Stati, di colore, di cultura, di religione, di lingua e di sesso, c’è un solo popolo della Terra, c’è l’evidenza di una sua unità di origine e di destino, c’è la sua soggettività o persona collettiva che è in gioco. Abbiamo toccato con mano quanto già aveva detto l’antiocheno Giovanni Crisostomo e proclamato il Concilio Vaticano II: “Chi sta in Roma sa che gli Indi sono sue membra”. Questa unità, rifiutata e stracciata da tutti i poteri del mondo, ora bussa alla nostra porta e non ci sono muri, apartheid, riserve indiane e frontiere o porti chiusi che tengano. Il confine non è la propria immagine, come pretende la selfie, è globale. Una grande lezione.

La seconda è il nesso inscindibile che stringe gli esseri umani alla natura; le donne, certo, prima di tutto, nella loro gloriosa differenza, ma anche gli uomini: un nesso con tutta la natura vivente, quella visibile e quella invisibile, anche più del pulviscolo dell’aria; per questo si parla di ecologia integrale. Dicono che il virus sia passato dagli animali all’uomo, saltando da una specie all’altra, che ora anche le malattie, grazie alla globalizzazione, non conoscono frontiere tra gli animali e l’uomo, tra l’una e l’altra specie. Ciò vuol dire che deve essere la cultura, ben più che la natura, a presiedere al nostro rapporto con gli animali, a definire ciò che ad essi ci accomuna (come canta il Cantico delle creature) ma anche ciò che infinitamente da loro ci distingue, quella scintilla dell’umano, o, per chi crede, quel confine ineffabile col divino, che fa l’inestimabile differenza umana, che nessuna intelligenza artificiale potrà eguagliare. In questa differenza alberga il diritto.

La terza è che il nostro vero problema, la vera posta in gioco, quella che pur sembra la più difficile, non è la sicurezza, ma la salvezza. La salvezza della Terra, che la storia continui, che l’umanità sussista, senza l’alibi dell’escaton, della fine annunciata, delle apocalissi che si autorealizzano. La sicurezza, per quanto la promettano, non è alla nostra portata. Ci danno più armi, e più licenza di usarne, e ci si uccide di più. Ci tolgono i profughi dalle anagrafi, e ne fanno dispersi e disperati nelle città. La destra americana si inventò una straordinaria “Strategia della sicurezza nazionale” e anche della sicurezza del mondo, promettendo di estirpare gli “Stati canaglia” (in inglese “rogue States“, cioè “zizzania”) e ha devastato tutto il Medio Oriente, funestato l’America Latina e messo a rischio il mondo. Mettono in quarantena quell’unico passeggero transitato per Singapore, allargano le zone rosse, le chiudono al traffico, ma il virus fa la sua corsa, mentre le guerre mettono in movimento esodi di massa, e la Turchia minaccia l’Europa scatenandole contro i profughi come un’arma. La sicurezza è un mito, è la promessa non mantenuta, la salvezza è invece il compito e il dono che ci è dato, e proprio lei è alla nostra portata, se l’assumiamo come salvezza di tutti, nessuno escluso, se giochiamo su di essa tutte le nostre risorse.

La quarta conferma è che la vera unità dell’Europa e del mondo, fallita nel Novecento quando se ne era avuta la migliore possibilità, e fu messa invece in mano al denaro, la dobbiamo fare ora; a questo non servono reucci, dittatorelli e altri presunti sovrani e sovranisti; gli antichi dicevano che era il diritto a dover essere re, il “nomos basiléus”. Noi li prendiamo sul serio, rilanciando la grande partita di un costituzionalismo mondiale, promuovendo una Costituzione della Terra e progettando di dotarla, mediante politiche all’altezza della sfida, di istituti e autorità di garanzia che realizzino ciò che promettono, diritti e beni comuni per l’umanità tutta intera, dalla sanità al sapere, al lavoro, alla pace.

Però non possiamo cominciare subito con i nostri incontri romani alla Vallicelliana, non l’11 marzo, come avevamo annunciato. Anche noi dobbiamo subire il rinvio, come per le Università e per le scuole, in obbedienza e in solidarietà con l’emergenza che affligge l’Italia. Speriamo di poter cominciare mercoledì 18, con lo stesso programma (Sabatini-Scalmati e Ferrajoli), ma naturalmente bisogna vedere gli eventi, vi terremo informati sul calendario, di settimana in settimana.

Intanto sul nostro sito http://www.costituenteterra.it ci sono ancora lavori in corso ma esso è già fruibile alla navigazione. Vi si trovano in home page le tre relazioni della giornata inaugurale della Scuola del 21 febbraio, e il verbale dell’assemblea dei soci che si è tenuta nel pomeriggio; sull’evento rimandiamo anche alla cronaca fattane da Antonia Sani sul sito ilpaesedelledonneonline (http://www.womenews.net/nasce-la-costituente-terra-perche-la-storia-continui/). Inoltre alla sezione “L’unità umana” potete trovare un discorso di Raniero La Valle a Portici (“Non c’è più né Giudeo né Greco”), nella sezione “Il processo costituente”, le proposte avanzate dal prof. Ferrajoli, in “La conversione del pensiero”, lo schema della futura relazione alla nostra Scuola del prof. Roberto Mancini, in “Le frontiere del diritto”, un articolo del prof. Roberto Morelli dell’Università di Torino sulla vanità e precarietà dei confini (una sezione della Scuola è preannunciata a Torino), in “Il principio femminile”, l’intervento sulla proposta di “Costituente Terra” di Rita Podda, nella sezione “Ecologia integrale”, una relazione del prof. Vittorio Possenti sul rapporto tra la specie umana e le altre specie, con documenti annessi, e il link all’elaborazione programmatica dell’Associazione “Laudato Sì” di Milano, nella “Biblioteca di Alessandria”, uno scritto di Paola Paesano sulla “identità” di tutte le biblioteche come “laboratori del mondo”.

Un video sull’inaugurazione della scuola è stato realizzato da Silvia Pittoni, Samuele Damilano, Vanessa Ciccarelli e lo si può trovare al link https://www.youtube.com/watch?v=EMiyAlnEKzI
La terremo informata dei successivi sviluppi. Con i più cordiali saluti “Costituente Terra”.

Pubblicato da nandocan

Mi chiamo Fer nando Can cedda. Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. Il babbo, funzionario statale, voleva fare di me un magistrato ma io ero aspirante giornalista già dal liceo: scrivevo, ciclostilavo e distribuivo il giornalino scolastico. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani,. Io avevo già lasciato l’Azione Cattolica per il “Cenacolo” di Padre Ernesto Balducci. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio padre Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7″, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, soprattutto su Internet, ma a titolo gratuito e volontario e lo stesso vale per il servizio che ho sempre reso ai colleghi negli organismi della categoria (ordine, sindacato). Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. E’ dal 1994 che aspetto l'”Ulivo“. Nel 2008 mi sono deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. E sono diventato nonno.

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