Renzi e lo scalpo di Bonafede

MATTEO RENZI E IL PARTITO DELL’IO. (In omaggio da nandocan a chiunque voglia capire come e perché M.R. continua nel tentativo di”rottamare” la sinistra italiana).

Roma, 14 febbraio 2020 – Dalla lettura dei giornali di oggi pare che Matteo Renzi pretenda lo scalpo del ministro Bonafede e magari anche quello del presidente Conte. Sa bene che non li otterrà, perché lo fa allora? Per mantenersi al centro dell’attenzione, forse. Ma soprattutto perché non ha alternative. Se vuol salire dal 3 per cento che i sondaggi attribuiscono a Italia Viva non gli resta che cercare consensi  tra gli elettori delusi del centro e del centrodestra, gli stessi che simpatizzavano per Casini e il suo sogno di un “grande centro”, come anche per Berlusconi e il vecchio amico Verdini.

Così Matteo ha sempre fatto, del resto, anche quando dirigeva il Pd. Dal dossier linkato qui sopra, che contiene i miei editoriali di quegli anni che lo riguardano, capirete che le manovre attuali dell’ex presidente del consiglio sono soltanto l’inevitabile conseguenza dell’errore compiuto dalla classe dirigente del Pd nell’affidargli o comunque consentirgli, con l’accesso a primarie aperte ai passanti, la guida del partito. Anche tra gli iscritti, chi a suo tempo cercava di metterli in guardia veniva spesso messo a tacere. “Lo votiamo perché ci fa vincere” rispondevano alcuni compagni ai Giubbonari, la vecchia sede del PCI  passata ai “democratici” del Centro Storico di Roma,  quando facevo parte del direttivo. Renzi venne, vide e vinse. Con il suo piglio decisionista e una suggestiva oratoria, quel berciare toscano che solo molto più tardi finirà per stancare.

In pochi anni è riuscito nell’intento di cambiare il sangue al partito, riempiendo i circoli di suoi aficionados. Mentre tanti militanti, me compreso, venivano messi in minoranza o in fuga da una politica che non aveva quasi più niente di sinistra, gradita alla Confindustria piuttosto che ai sindacati, apprezzata nei quartieri centrali delle città più che nelle periferie.  E’ notizia di ieri che anche i locali del Circolo “I Giubbonari” verranno occupati da Italia Viva. A disastro avvenuto, dopo aver “rottamato” non solo D’Alema ma di fatto, ahimè, la sinistra, Matteo Renzi cerca oggi il suo spazio nel centrodestra da dove è arrivato e avrebbe dovuto essere lasciato.  Inseguirlo sulla Prescrizione come su qualunque altro motivo di contrasto all’interno della maggioranza non è soltanto sbagliato, è inutile.

Oggi non solo Bersani ma anche Zingaretti affermano di voler costruire una “cosa nuova” e “un’alleanza di grande respiro” , capace di rispondere anche alle attese che le piazze affollate di Sardine nelle settimane scorse hanno manifestato, ma soprattutto il segretario deve capire che non c’è più tanto tempo da perdere prima di dar prova di rinnovamento. Per esempio, replicando Elly Schlein, come suggerisce oggi nel suo “pippone”Michele Cardulli, ovvero far “crescere una generazione di dirigenti che non inseguono il consenso ma lo generano”. Elly Schlein, già bravissima parlamentare europea e ora appena nominata vice presidente della regione Emilia Romagna,  ha riportato il più alto numero di voti nella coalizione che ha eletto Bonaccini alla presidenza.  Aiutarla con piacere ed entusiasmo è facile, ma la rimonta è dura.

Pubblicato da nandocan

Mi chiamo Fer nando Can cedda. Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. Il babbo, funzionario statale, voleva fare di me un magistrato ma io ero aspirante giornalista già dal liceo: scrivevo, ciclostilavo e distribuivo il giornalino scolastico. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani,. Io avevo già lasciato l’Azione Cattolica per il “Cenacolo” di Padre Ernesto Balducci. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio padre Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7″, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, soprattutto su Internet, ma a titolo gratuito e volontario e lo stesso vale per il servizio che ho sempre reso ai colleghi negli organismi della categoria (ordine, sindacato). Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. E’ dal 1994 che aspetto l'”Ulivo“. Nel 2008 mi sono deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. E sono diventato nonno.

One thought on “Renzi e lo scalpo di Bonafede

  1. Caro Nando, le nostre sono storie parallele. Ricordo bene come, mentre ero ai banchetti delle famose primarie, mi mise in sospetto l’affollarsi di personaggi noti per non avere nulla in comune col PD e la sinistra. Ne parlai con alcuni compagni e solo pochi condividevano il mio disagio. Non mi ci volle molto per capire e manifestare la mia opposizione. Fin quando, per rispetto ai miei ideali e alla coerenza, lasciai il Pd. L’aver avuto ragione, poi, così come il riconoscimento di tanti ex-sostenitori non mi ha per nulla riconciliato col PD.

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