Vitalizi indietro tutta?

Può darsi che l’anticipazione di Marnetto, ripresa da quella del Fatto Quotidiano di ieri e confermata anche dalla Repubblica, sia solo un mettere le mani avanti, non vedo come un Parlamento in cui i Cinque Stelle sono ancora il primo partito possa ritornare su questa decisione non fosse altro che per una ragione di buon senso, tanto meno mi aspetto che PD e Leu possano aggiungere un altro motivo di tensione come questo, decisamente impopolare, all’interno della maggioranza. Senatori pronti a combattere per questa pessima causa di certo non mancano, ma non credo che vinceranno (nandocan)

***di Massimo Marnetto, 31 gennaio 2020 – I parlamentari rivogliono il vitalizio appena eliminato e lo riavranno.
Ancora il giudizio dell’organo interno del Senato non è pubblico, ma dalle prime anticipazioni esala il miasma marcescente del privilegio. Ovvero il contrario dell’uguaglianza. Infatti, se per i comuni mortali la pensione si basa ormai su quanto si è versato in contributi (sistema contributivo), per gli ex parlamentari non sarà così, ma avranno di più. Perché questa disparità? Semplice, perché il potere si autogestisce nella sua bolla di vantaggi, grazie alla prerogativa di regole proprie (autodichia) diverse da quelle generali, l’ennesima tutela d’indipendenza degenerata in privilegio.

Se questa voglia di privilegio non turba gli elettori di destra, dove la diseguaglianza non è un problema, per chi sta a sinistra brucia. Ma da Pd, Leu e altre formazioni di questa parte del campo non si sente una voce. Ed è un peccato, perché la credibilità di un politico di sinistra si misura con la sua lotta ai privilegi. Soprattutto quando nel Paese la povertà e la precarietà aumentano.

Pubblicato da nandocan

Mi chiamo Fer nando Can cedda. Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. Il babbo, funzionario statale, voleva fare di me un magistrato ma io ero aspirante giornalista già dal liceo: scrivevo, ciclostilavo e distribuivo il giornalino scolastico. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani,. Io avevo già lasciato l’Azione Cattolica per il “Cenacolo” di Padre Ernesto Balducci. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio padre Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7″, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, soprattutto su Internet, ma a titolo gratuito e volontario e lo stesso vale per il servizio che ho sempre reso ai colleghi negli organismi della categoria (ordine, sindacato). Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. E’ dal 1994 che aspetto l'”Ulivo“. Nel 2008 mi sono deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. E sono diventato nonno.

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