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Tregua tradita o tregua mai esistita? Sulla Libia troppi giochi sporchi

Leggerete in questo articolo che l’inviato dell’Onu in Libia, Ghassan Salamé, ha dichiarato: “è necessario isolare il petrolio dalla politica”. Figurarsi, da che mondo è mondo nel Medio Oriente il petrolio è la politica. In Libia poi…fatto sta che – apprendiamo da Remondino – la tregua “sta già evaporando: attacchi nel Sud di Tripoli e la Francia appoggia Haftar sul blocco del greggio. Il petrolio come arma ma chi la usa affama la Libia. L’Onu propone l’embargo sulle armi, ma l’arsenale della fazioni cresce: chi arma chi”. (nandocan)

***di Remocontro, 23 gennaio 2010 – Libia, razzi sull’aeroporto, droni abbattuti. Tregua sul punto di crollare e la diplomazia arranca. Il Consiglio di Sicurezza dell’Onu sollecita le parti in conflitto a consolidare il cessate il fuoco in vigore dal 12 gennaio e riaffermato alla Conferenza di Berlino. Oggi ad Algeri si riuniranno i ministri degli esteri dei paesi vicini alla Libia per discutere di una soluzione politica della crisi che sta avendo riflessi sull’intera regione.

Le colpe sempre ‘dell’altro’

La tregua di Berlino, se mai è stata un vero accordo, sembra stia naufragando. E il cattivo di ogni parte si ripropone in campo, tra accuse incrociate.
Le forze fedeli al generale Khalifa Haftar hanno denunciato che «mercenari siriani» che combattono al fianco del Governo di accordo libico avrebbero attaccato posizioni dell’Esercito nazionale libico nella parte sud di Tripoli.
Turchia, Haftar unico ostacolo alla pace. Il ministro degli Esteri turco Mevlut Cavusoglu al Forum di Davos. «Alcuni, tra cui noi, hanno sostenuto solo Al Sarraj. Ma purtroppo la Francia e altri europei hanno sostenuto Haftar».

Doppio gioco di Macron in Libia?

Parigi blocca la dichiarazione congiunta con Italia, Germania, Gb e Usa contro il blocco delle esportazioni di petrolio imposto da Haftar. ‘E addio unità atlantica, la considerazione amara di Angela Mauro sull’Huffington Post a botta calda.
«La Francia sta bloccando l’emissione di una dichiarazione congiunta dei Paesi occidentali che condanni la chiusura di porti e campi petroliferi imposta dal generale Khalifa Haftar e che chieda che siano riaperti immediatamente», aveva denunciato Ashraf Shah, uomo di Fayez al Serraj. Di fatto, nessuna dichiarazione congiunta. Ognuno per se e i furbi contro tutti.

‘Disarmare’ il petrolio

«L’Italia esprime forte preoccupazione per le azioni che hanno portato alla sospensione delle attività estrattive e dei terminal petroliferi in Libia. Si tratta di uno sviluppo che sta già avendo serie conseguenze per l’economia e il popolo libici». La Farnesina avverte anche gli alleati più e meno amici sulla necessità di mantenere «l’integrità e la neutralità della NOC, unica compagnia legittimata a operare nel Paese». Messaggio chiaro ad Haftar e sponsor assortiti.
«Anche l’ambasciata statunitense in Libia esprime “preoccupazione per il fatto che la sospensione delle operazioni della Noc rischi di aggravare l’emergenza umanitaria in Libia ed infliggere ulteriore inutile sofferenza al popolo libico. Le operazioni della Noc dovrebbero riprendere immediatamente», annotava sempre l’UffPost.
«I libici stanno commettendo un errore nell’utilizzare il petrolio nel conflitto – si accoda l’inviato dell’Onu in Libia, Ghassan Salamé – Spero che possano comprendere che il petrolio li sta nutrendo tutti. Ci stiamo muovendo velocemente per intraprendere un percorso economico e finanziario che garantisca un’equa distribuzione della ricchezza. E’ necessario, però, isolare il petrolio dalla politica».

Se Haftar ruba alla Libia

Il blocco deciso da Haftar sabato, cortesia da ‘dopo Berlino’. Meno 800 mila barili al giorno esportati. Con la chiusura dell’oleodotto Hamada-Zawiya, bloccato il giacimento di Sharara, il più grande di Libia, e quello di El Feel, operato anche da Eni: altri 400 mila barili al giorno. Finite le scorte stoccaggio, la Libia potrà vendere 72 mila barili al giorno rispetto agli oltre 1,2 milioni della settimana scorsa, denuncia Noc, la compagnia petrolifera nazionale libica, attraverso il Financial Times.

L’arroganza dispettosa

Critiche in casa Haftar. «Il blocco alle esportazioni petrolifere dalla Libia orientale è un un atto di rabbia e scontento del tessuto sociale e delle tribù che abitano nelle aree di produzione e degli impianti del settore petrolifero», dichiara ad Aki-Adnkronos International Aref Ali Nayed, il rappresentante di Abdullah al-Thinni, premier del governo con sede nella Libia orientale che sostiene il generale Khalifa Haftar. «Bloccare le esportazioni petrolifere della Libia è un atto che sta danneggiando gli interessi a medio-lungo termine del Paese e dei libici».

Embargo armi e presa in giro

L’Onu e l’Europa e i governi di mezzo mondo ad invocare l’embargo sulla armi alle fazioni libiche in guerra, e la Libia è sempre più un arsenale. Da Analisi Difesa:

Chi arma Haftar

«Nell’ultima settimana l’LNA (Haftar) ha messo in servizio i veicoli da trasporto protetti Terrier LT-79 realizzati dalla statunitense The Armoured Group (TAG) e consegnati nel dicembre 2019.
La 106a brigata dell’LNA ne ha mostrato almeno otto in un video pubblicato il 9 dicembre di una parata della Special Operations Force. I veicoli erano armati di mitragliatrici leggere.
Numerosi paesi stranieri hanno fornito veicoli blindati e altre attrezzature alla Libia, tra cui Egitto, Turchia e Emirati Arabi Uniti (Emirati Arabi Uniti).
Dal 2014, gli Emirati Arabi Uniti e l’Egitto hanno fornito all’LNA veicoli corazzati Panthera T6, Typhoon e Caiman, aerei da combattimento MiG-21 ed elicotteri da attacco Mi-24/35P, aiutando l’LNA.
Nel maggio dello scorso anno l’LNA ha ricevuto dalla Giordania veicoli corazzati Mbombe 6×6 insieme a veicoli Al-Mared 8×8 (nella foto sopra) fabbricati in Giordania, prodotti dal King Abdullah Design and Development Bureau (KADDB).
La Giordania ha precedentemente consegnato altri veicoli in Libia – ad esempio nel 2013 ha fornito 49 veicoli Nimr e nel giugno 2018 un corazzato Al-Wahsh 4 × 4 fabbricato in Giordania è stato avvistato nel servizio dell’esercito nazionale libico, dotato di una torretta a testa di serpente giordana.

Chi arma Sarraj

Le forze del Governo di accordo nazionale (GNA) hanno ottenuto dalla Turchia veicoli, armi e munizioni, compresi i veicoli protetti BMC Kirpi II e Vuran.
Il 17 gennaio sono sbarcati a Tripoli sistemi antiaerei per rinforzare le difese dell’aeroporto Mitiga. Si tratterebbe, sempre secondo quanto si apprende, dei semoventi antiaerei Korkut armati di cannoni a tiro rapido da 35 millimetri, missili antiaerei Hawk XXI e veicoli dotati di contromisure elettroniche (Koral o Milkar-3A3 secondo la Rivista Italiana Difesa).
Le forze turche in Libia potrebbero contare a oggi circa 2mila unità incluso 350 membri delle forze speciali e oltre un migliaio di mercenari siriani che hanno già sofferto alcune perdite in battaglia.

Pubblicato da nandocan

Mi chiamo Fer nando Can cedda. Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. Il babbo, funzionario statale, voleva fare di me un magistrato ma io ero aspirante giornalista già dal liceo: scrivevo, ciclostilavo e distribuivo il giornalino scolastico. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani,. Io avevo già lasciato l’Azione Cattolica per il “Cenacolo” di Padre Ernesto Balducci. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio padre Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7″, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, soprattutto su Internet, ma a titolo gratuito e volontario e lo stesso vale per il servizio che ho sempre reso ai colleghi negli organismi della categoria (ordine, sindacato). Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. E’ dal 1994 che aspetto l'”Ulivo“. Nel 2008 mi sono deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. E sono diventato nonno.

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