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Post PD

Condivido in toto quanto scrive Marnetto in questa sua riflessione. Da Zingaretti ho ascoltato ieri sul web piani molto convincenti per il futuro, tutti da verificare invece sono la determinazione e il coraggio necessari per rimuovere gli ostacoli, dentro e fuori del PD, che  l’attuazione pratica di quei piani dovrà sicuramente affrontare per il recupero delle risorse necessarie, sacrificando privilegi e interessi consolidati nel tempo e lottando più seriamente di quanto si faccia tuttora contro evasione fiscale, mafie e corruzione (nandocan)

***di Massimo Marnetto, 15 gennaio 2020 – Oggi il PD non è né carne (bistecca alla fiorentina), né pesce (Sardine).

Zingaretti vorrebbe aprire alla società, ma non riesce a chiudere ai renziani , che ancora sono presenti nel partito come un herpes latente. Basterà un congresso a ridare un’identità di sinistra al PD? Ci vogliono molti soldi per rispondere ai tanti bisogni sociali ancora insoddisfatti, come case popolari, sanità, scuola, giustizia, ambiente, nonché per manutenzioni e investimenti: sarà il PD in grado di condurre una vera lotta all’evasione fiscale facendo capire che ha un nesso con la giustizia sociale e la creazione di lavoro?

Zingaretti invoca giustamente un congresso, per riportare il PD a sinistra, dopo anni di renzismo decadente. Tutto bene, basta che non si metta in testa di piacere a tutti.
Senza chiarezza interna, non può esserci apertura esterna.

Pubblicato da nandocan

Mi chiamo Fer nando Can cedda. Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. Il babbo, funzionario statale, voleva fare di me un magistrato ma io ero aspirante giornalista già dal liceo: scrivevo, ciclostilavo e distribuivo il giornalino scolastico. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani,. Io avevo già lasciato l’Azione Cattolica per il “Cenacolo” di Padre Ernesto Balducci. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio padre Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7″, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, soprattutto su Internet, ma a titolo gratuito e volontario e lo stesso vale per il servizio che ho sempre reso ai colleghi negli organismi della categoria (ordine, sindacato). Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. E’ dal 1994 che aspetto l'”Ulivo“. Nel 2008 mi sono deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. E sono diventato nonno.

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