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Per una scuola e una Costituzione della Terra

***di Raniero La Valle, 17 dicembre 2019 – Al vertice mondiale sul clima di Madrid (peraltro fallito), Greta Thunberg ha detto che dopo un anno di campagne “per il futuro”, grandi sono stati i risultati in termini di mobilitazione popolare ma quasi nulli i risultati in termini di decisioni dei governi. Un robusto programma di riconversione ecologica è ora nelle intenzioni della nuova Commissione europea, vedremo, però i ritmi della crisi globale si fanno sempre più incalzanti, non c’è tempo per le lunghe gestazioni, e nemmeno una buona provvista di singole misure, prese qua e là dai governi, può bastare a dare una risposta complessiva ed efficace al pericolo ormai da più parti annunciato che già a partire dal 2050 il sistema fisico della terra vada in tilt e che la storia umana che la abita  possa volgere alla fine.

Alla crisi ecologica si accompagna la crisi progressiva del vivere collettivo delle donne e degli uomini sulla Terra, l’estinguersi della politica, il perdersi della democrazia, il regresso del diritto, il bene da compiere che diventa reato, il male inflitto che diventa diritto, le armi che di nuovo coprono tutta la terra e la cinturano dal cielo, immense per pochissimi ricchezze e sterminate per moltissimi povertà, e anche il fuoco che divora le grandi foreste e brucia l’aria che ci serve per respirare non è preterintenzionale, è fuoco amico appiccato da Consigli d’Amministrazione e non spento da governi sovrani.

Perciò ci vuole una risposta globale, che abbia la stessa dimensione e operatività della crisi globale. Occorre che uomini e donne, ovunque abitanti la terra, ma tutti insieme, come un nuovo soggetto politico operante nel mondo, prendano partito per la Terra e si organizzino e agiscano perché la Terra sia salva e la storia continui.
Lunedì scorso a Messina è nata una scuola per attivare un pensiero che non solo elabori e propaghi questa urgenza, cosa che in molti modi già avviene, ma additi e promuova anche lo strumento per darvi risposta. Quale nuova risorsa mettere in campo per fermare e invertire la corsa che può portare alla fine? Questo strumento, questa risorsa, dice questa scuola, è una Costituzione della Terra. Le Costituzioni hanno dato anima e vita agli Stati e da ultimo, quando tutto sembrava perduto per la violenza crescente e la corruzione ed ignavia del potere, hanno salvato democrazia e convivenza.

Una Costituzione della Terra può oggi salvare la Terra. Un costituzionalismo universale in embrione  già esiste grazie all’ONU e alle grandi Carte e Convenzioni del dopoguerra ma, argomenta Luigi Ferrajoli, senza istituti di garanzia, supporti pubblici e leggi di attuazione è rimasto inoperante, tant’è che né la cura della salute è universale, né la vita, la nuda vita, è fruibile per tutti, e la guerra può sempre travolgere tutto. Una Costituzione – non un governo, non un Leviatano mondiale – può essere il programma inedito ma decisivo di questo prendere partito per la Terra, dice la scuola venuta alla luce lunedì scorso a Messina.
Messina è al centro del Mediterraneo, la culla da cui tutto è cominciato, anche la democrazia, le Costituzioni, prima di Ninive, prima di Babilonia, prima di Abramo. Migliaia di anni fa il codice di Ur dei Caldei prescriveva al potere di essere sostegno del povero, della vedova, dello straniero, compensando con la sua forza la debolezza del debole, il codice di Hammurabi istituiva “la giustizia agli oppressi” e in Egitto il vizir si faceva un vanto di essere padre dell’orfano, fratello della divorziata, grembiule di chi non ha madre.

Lo scopo della scuola della Terra che ora viene proposta è di fecondare e spargere questa cultura della Terra e del diritto, una scuola in cui tutti siano docenti e discenti, una scuola diffusa, telematica e frontale, tale che ogni casa sia una scuola, il cui programma vada anche oltre il traguardo indicato da Michea e da Isaia, che volevano che le lance si trasformassero in falci e le spade in aratri. Di più, Isaia profetava che le nazioni non avrebbero più imparato l’arte della guerra, segno che la guerra non è in natura, va preparata ed armata prima. Noi infatti l’abbiamo  imparata  e sempre più la perfezioniamo e facciamo, tutta insieme od a pezzi.

Ed ecco perciò una scuola non per imparare, ma per disimparare l’arte della guerra, e imparare invece l’arte di fare la pace e salvare la Terra.  Prima non si poteva, non c’era un popolo della Terra che potesse fare una Costituzione della terra, stabilire un diritto senza frontiere, perché tutto era spezzato, le identità si contrapponevano come assolute, e Dio stesso era giocato come principio e causa di divisione tra i popoli, tra sovranità che si attribuivano ciascuna l’elezione divina. Ora non più. Grazie al nuovo annunzio di Dio risuonato anche nel documento di Abu Dhabi, non c’è più un Dio geloso, un Dio nel cui nome gli uni sono eletti gli altri respinti. Disimparare l’arte della guerra e imparare l’arte di custodire la terra e far continuare la storia è perciò una rivoluzione copernicana oggi possibile, è passare dalla dialettica degli opposti all’armonia delle differenze, come l’ha invocata papa Francesco insieme a musulmani ed ebrei in nome della fraternità nella fede.  

L’iniziativa della scuola e della Costituzione della Terra sarà resa pubblica nei prossimi giorni dal Comitato che l’ha promossa, con un appello rivolto a raccogliere intorno ad essa iscrizioni, adesioni e  consensi. Ve ne daremo notizia.

Pubblicato da nandocan

Mi chiamo Fer nando Can cedda. Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. Il babbo, funzionario statale, voleva fare di me un magistrato ma io ero aspirante giornalista già dal liceo: scrivevo, ciclostilavo e distribuivo il giornalino scolastico. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani,. Io avevo già lasciato l’Azione Cattolica per il “Cenacolo” di Padre Ernesto Balducci. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio padre Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7″, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, soprattutto su Internet, ma a titolo gratuito e volontario e lo stesso vale per il servizio che ho sempre reso ai colleghi negli organismi della categoria (ordine, sindacato). Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. E’ dal 1994 che aspetto l'”Ulivo“. Nel 2008 mi sono deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. E sono diventato nonno.

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