Le “Sardine” a San Giovanni

Secondo me non è vero che, come scrive Massimo, i raduni delle “sardine” siano soltanto “una buona occasione di euforia democratica”. A mio parere sono invece una testimonianza popolare, assai più significativa dei sondaggi o dei comizi “guidati” di partito, di principi e valori costituzionali che è quanto mai necessaria in un Paese dove l’elettorato, nonostante la confusione del web,  è ancora oggetto più che soggetto della comunicazione politica. Che poi l’attivismo civile, fino ad oggi scarsamente visibile, intervenga accanto a partiti e movimenti per tradurre questa testimonianza in proposta politica per le istituzioni è (sarebbe) ovviamente necessario e auspicabile (nandocan)  

***di Massimo Marnetto, 27 novembre 2019 – Le “Sardine” sono arrivate pure a Roma. La convocazione è per il 14 Dicembre, alle 15,00, a San Giovanni. Ci sarò per sostegno, ma non per convinzione.

Io credo nel prendere posizioni precise, mentre questa piazza si dichiara trasversale; voglio che sia alta la bandiera della giustizia sociale, mentre si chiede di non portare bandiere; voglio ascoltare chi propone soluzioni, mentre loro suscitano emozioni; sono per il singolo cittadino che ci mette la faccia quando incalza la politica, mentre là si sta “stretti” e rassicurati dall’anonimato della massa.

Per chi va in piazza la prima volta o dopo tanto tempo, i raduni delle Sardine sono una buona occasione di euforia democratica, nel senso greco di qualcosa che ci fa sentire bene. Esperienza inutile se rimane un fatto isolato per passare un pomeriggio diverso. Ottima, se accende consapevolezza politica e la responsabilità di continuare a impegnarsi nell’attivismo civile.

Pubblicato da nandocan

Mi chiamo Fer nando Can cedda. Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. Il babbo, funzionario statale, voleva fare di me un magistrato ma io ero aspirante giornalista già dal liceo: scrivevo, ciclostilavo e distribuivo il giornalino scolastico. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani,. Io avevo già lasciato l’Azione Cattolica per il “Cenacolo” di Padre Ernesto Balducci. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio padre Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7″, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, soprattutto su Internet, ma a titolo gratuito e volontario e lo stesso vale per il servizio che ho sempre reso ai colleghi negli organismi della categoria (ordine, sindacato). Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. E’ dal 1994 che aspetto l'”Ulivo“. Nel 2008 mi sono deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. E sono diventato nonno.

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