Boicottaggio stampa e tv alla condanna del nucleare

All’articolo di La Valle, si aggiunge sul Manifesto quello di Manlio Dinucci,  giornalista e geografo, che è stato direttore esecutivo per l’Italia della International Physicians for the Prevention of Nuclear War, associazione vincitrice del Nobel per la pace nel 1985. Mentre Francesco di fatto scomunica i Potenti del mondo possessori e costruttori di sempre nuove bombe atomiche definendoli ‘criminali’, le potenze del mondo gli tolgono la parola attraverso un boicottaggio stampa bipartisan da Est a Ovest. L’Italia istituzionale tace, ma a Ghedi e ad Aviano sono stoccate 70 ogive nucleari Usa. E ne stanno per arrivare di nuovissime (nandocan).

***di Ennio Remondino,  26 Novembre 2019* –

Criminale fare armi atomiche e Trump e Putin (e tanti altri) destinati all’inferno

«Con convinzione desidero ribadire che l’uso dell’energia atomica per fini di guerra è, oggi più che mai, un crimine, non solo contro l’uomo e la sua dignità, ma contro ogni possibilità di futuro nella nostra casa comune. L’uso dell’energia atomica per fini di guerra è immorale, come allo stesso modo è immorale il possesso delle armi atomiche, come ho già detto due anni fa. Saremo giudicati per questo».

A Hiroshima e Nagasaki quasi clandestino

Trump e Putin e potenti del mondo destinati esplicitamente all’inferno, e che non abbiano gradito e risposto con l’oscuramento è comprensibile. Uno potrebbe persino temere di peggio. Stupisce di più il silenzio istituzionale italiano (e anche della opposizione che esibisce rosari elettorali). Stupore dopo stupore, il quasi silenzio stampa di casa rotto da pochi, tra cui il Manifesto.

«L’uso dell’energia atomica per fini di guerra è, oggi più che mai, un crimine. È immorale il possesso delle armi atomiche».

Italia nucleare in conto terzi

«Parole imbarazzanti per i nostri massimi esponenti istituzionali che, come i precedenti, sono responsabili del fatto che l’Italia, paese non-nucleare, invece ospiti e sia preparata a usare atomiche statunitensi, violando il Trattato di non-proliferazione a cui ha aderito, che proibisce agli Stati militarmente non-nucleari di ricevere armi nucleari e di averne il controllo direttamente o indirettamente», denuncia Manlio Dinucci.

L’Italia, la Nato e l’Onu

Tra i tanti problemi che il Paese ha, forse non è questa l’emergenza prioritaria, ma quando mai lo diventasse potrebbe essere quella definitiva.
E diventa utile ricordare che l’Italia, Paese dell’Alleanza Atlantica, la Nato, si è rifiutata di aderire al Trattato sulla proibizione delle armi nucleari votato a grande maggioranza dall’Assemblea generale dell’Onu. «Impegno a non produrre né possedere atomiche, a non usarle né a minacciare di usarle, a non trasferirle né a riceverle direttamente o indirettamente, con l’obiettivo della loro totale eliminazione». L’Onu più o meno come il Papa e l’Italia più o meno come succursale Usa.

Il Papa fa il Papa ma la difesa?

«In Italia le bombe nucleari attualmente stimate sono in circa 70, tutte del modello B61, ma stanno per essere schierate sul territorio italiano le nuove e più micidiali bombe nucleari Usa B61-12 ( in numero ancora sconosciuto) al posto delle attuali». E chi se ne intende spiega che «La B61-12 ha una testata nucleare con quattro opzioni di potenza selezionabili: al momento del lancio, viene scelta la potenza dell’esplosione a seconda dell’obiettivo da colpire». Come regolare il fuoco del fornello sotto la minestra solla base di quante distruzioni e morti vuoi. E tanti altri ‘progressi tecnologici’ in più.

La pace sulla paura nucleare?

L’Italia, Paese della Nato, ha avallato la decisione di Trump di cancellare il Trattato tra Gorbaciov e Reagan del 1989 «che aveva permesso di eliminare tutti i missili nucleari a gittata intermedia con base a terra schierati in Europa, compresi quelli installati a Comiso». E adesso?

Gli Usa mettono a punto nuovi missili nucleari a raggio intermedio con base a terra, da schierare in Europa, «di certo anche in Italia, contro la Russia e in Asia contro la Cina».
La Russia ha avvertito che, se verranno schierati in Europa, punterà i suoi missili nucleari sui territori in cui saranno installati.

Pianeta Bomba Atomica

Ancora Dinucci: «Le potenze nucleari posseggono complessivamente circa 15.000 testate nucleari. Oltre il 90% appartiene a Stati Uniti e Russia: ciascuno dei due paesi ne possiede circa 7 mila. Gli altri paesi in possesso di testate nucleari sono Francia (300), Cina (270), Gran Bretagna (215), Pakistan (120-130), India (110-120), Israele (80), Corea del Nord (10-20). Altri cinque paesi – Italia, Germania Belgio, Olanda e Turchia – hanno insieme circa 150 testate nucleari statunitensi dispiegate sul proprio territorio.
La corsa agli armamenti si svolge ormai però non sulla quantità ma sulla qualità: ossia sul tipo di piattaforme di lancio e sulle capacità offensive delle testate nucleari.

Testate nucleari e ambiente

L’uso dell’energia nucleare, oltre che atto criminale, mette in pericolo il futuro della Terra «perché la più grave minaccia per l’ambiente di vita sul pianeta è la guerra nucleare, ed è prioritario l’obiettivo della completa eliminazione delle atomiche».

  • Da Remocontro, il grassetto è di nandocan. Manlio Dinucci, Collabora con «il manifesto» ed è autore, tra l’altro, de Il sistema globale (2002) e, con Daniel Bovet, di Tempesta nel deserto (1991).

Pubblicato da nandocan

Mi chiamo Fer nando Can cedda. Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. Il babbo, funzionario statale, voleva fare di me un magistrato ma io ero aspirante giornalista già dal liceo: scrivevo, ciclostilavo e distribuivo il giornalino scolastico. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani,. Io avevo già lasciato l’Azione Cattolica per il “Cenacolo” di Padre Ernesto Balducci. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio padre Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7″, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, soprattutto su Internet, ma a titolo gratuito e volontario e lo stesso vale per il servizio che ho sempre reso ai colleghi negli organismi della categoria (ordine, sindacato). Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. E’ dal 1994 che aspetto l'”Ulivo“. Nel 2008 mi sono deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. E sono diventato nonno.

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