Sardine

Davanti a una sinistra impacciata di fronte all’esuberante Salvini e a chi per fortuna non pensa più alla scatoletta di tonno, chissà che non siano le “sardine” ad aprire alla realtà il Parlamento. Ci pensino in questi tre giorni quelli del PD! (nandocan)

***di Massimo Marnetto, 16 novembre 2019 – La piazza di Bologna invasa di “sardine” è sintomo di una crisi d’astinenza da partecipazione.
Perché ormai non ci sono luoghi dove parlare di politica. I partiti hanno chiuso i circoli o se sono aperti, non c’è nessuno che valga la pena di ascoltare. Nel volontariato si lavora e non si parla. C’è qualche associazione di cultura politica, ma anche lì, il flusso di pensiero e sempre dall’alto in basso, senza scambio. Allora si va dove c’è la possibilità di contare, condividere, anche portando un foglio con un disegno o una frase. Tu leggi il mio cartello, io leggo il tuo. Nessuno è in piazza per rappresentare altri (niente bandiere), ma per esprimere il proprio bisogno di valori.

Serve o è fitness democratico?
Serve eccome. In piazza ci si va perché la sovranità va ossigenata con la partecipazione. Ma chi convoca deve essere credibile. Ovvero offrire senso, non guadagnare consenso. “Sardine” o “girotondi” il rito della scossa si ripete. Ma il messaggio alla sinistra è sempre la stesso: prendi posizione, di’ qualcosa di sinistra! Se vuoi piacere a tutti, non piaci a me.

Pubblicato da nandocan

Mi chiamo Fer nando Can cedda. Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. Il babbo, funzionario statale, voleva fare di me un magistrato ma io ero aspirante giornalista già dal liceo: scrivevo, ciclostilavo e distribuivo il giornalino scolastico. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani,. Io avevo già lasciato l’Azione Cattolica per il “Cenacolo” di Padre Ernesto Balducci. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio padre Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7″, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, soprattutto su Internet, ma a titolo gratuito e volontario e lo stesso vale per il servizio che ho sempre reso ai colleghi negli organismi della categoria (ordine, sindacato). Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. E’ dal 1994 che aspetto l'”Ulivo“. Nel 2008 mi sono deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. E sono diventato nonno.

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