Favorevole

A giudicare da quanto si legge sui nostri giornali conservatori a cominciare dal Corriere della Sera (vedi il fondo di oggi su il “fisco percepito”), a dare fastidio non sono le tasse di per sé, oltretutto piuttosto modeste, ma il fatto che si intenda fare politica economica usando lo strumento fiscale per orientare i consumi secondo le priorità indicate nel programma di governo (difesa dell’ambiente, riduzione delle diseguaglianze ecc) . Ma si può fare politica economica senza aiutare o ostacolare qualcuno? (nandocan)

***di Massimo Marnetto, 2 novembre 2019 – Sono favorevole alla tassa sulla plastica monouso. Quella che non può essere riciclata e va ad aggiungersi all’immensa massa globale di questo residuo. Non si può esaltare Greta e poi lamentarsi di queste misure deterrenti del Governo (che tra l’altro le abbina ad incentivi per l’uso di sostitutivi riciclabili). Sono favorevole alla rivalutazione del valore delle auto aziendali, perché sono a disposizione di fasce alte di personale, che godono di cospicui stipendi e possono sopportare il peso di questo aumento marginale. Sono favorevole alla tassazione di alimenti e bevande particolarmente carichi di zuccheri, perché portano all’obesità, con sofferenza per i colpiti e oneri sanitari per lo Stato.

So che dichiarazioni di questo tenore si prestano all’accusa di sostegno allo Stato”etico”, che ti educa al “socialmente corretto”a forza di legnate fiscali. Ma sono stanco di chi pretende di essere intoccabile, quando da sempre a caricarsi gran parte dei costi dello Stato sono salariati, pensionati e – ancora più ingiusto – i ragazzini che vanno all’asilo, che tanto non capiscono e non votano. Quelli che da adulti, si troveranno il peso del debito pubblico prodotto da noi, non per investimenti, ma per spesa corrente.
Cari Governanti, queste misure di ambientalismo e giustizia sociale sono una minima parte del necessario; almeno siatene convinti.

Pubblicato da nandocan

Mi chiamo Fer nando Can cedda. Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. Il babbo, funzionario statale, voleva fare di me un magistrato ma io ero aspirante giornalista già dal liceo: scrivevo, ciclostilavo e distribuivo il giornalino scolastico. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani,. Io avevo già lasciato l’Azione Cattolica per il “Cenacolo” di Padre Ernesto Balducci. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio padre Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7″, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, soprattutto su Internet, ma a titolo gratuito e volontario e lo stesso vale per il servizio che ho sempre reso ai colleghi negli organismi della categoria (ordine, sindacato). Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. E’ dal 1994 che aspetto l'”Ulivo“. Nel 2008 mi sono deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. E sono diventato nonno.

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