No al funerale della Sinistra

Roma, 29 ottobre 2019 – Mentre sul Corriere della Sera Ernesto Galli della Loggia proclama la conclusione definitiva, col voto umbro, sia della Prima Repubblica sia del “blocco cattolico- postcomunista” rappresentato dal Pd e “oggi definitivamente fuori gioco”, Stefano Folli sulla Repubblica non abbandona ancora né l’idea né il desiderio di riportare la nave Italia alla tranquilla navigazione a vista del defunto centrosinistra.

Sta di fatto però che nessuno dei due illustri colleghi riesce a evitare di fare riferimenti al passato, prossimo o remoto. L’editorialista del Corriere, dopo aver paragonato la vicenda dei Cinque Stelle a quella dell’Uomo Qualunque nel dopoguerra, conclude che “come accadde tra il 1945 e il 1948, anche oggi la riforma del nostro sistema politico sembra non poter avvenire che all’insegna di un grande compromesso con la pancia conservatrice del Paese”.
Ciò che secondo lui potrà fare la Lega, forte del suo potenziale consenso, rifondando –  sulle orme della DC del 1948 – “un blocco para centrista di governo: con Meloni come sua corrente interna-esterna di tono più radicale, con Forza Italia in versione simil-Partito Liberale e magari con Matteo Renzi sulla sinistra in funzione simil-saragattiana”. Su quello che sarà della sinistra Galli della Loggia preferisce non approfondire, immagino ipotizzando che l’opposizione socialcomunista della prima repubblica sia stata oggi completamente riassorbita o più probabilmente che tale questione sia di scarsissimo interesse per i lettori del suo giornale.

Più modestamente, sulla repubblica di oggi Stefano Folli si limita a ipotizzare il funerale del governo Conte nell’eventualità di una nuova, bruciante sconfitta al prossimo voto regionale in Emilia Romagna. “È chiaro – scrive – che una sconfitta del centrosinistra in gennaio aprirebbe uno scenario senza precedenti. Escluso ormai che si voglia ripresentare l’asse Pd-5S (salvo una fusione di fatto tra i due), l’unica strada percorribile conduce a un’intesa sul nome di Bonaccini tra il Pd e il partito renziano”. E a prova del suo entusiasmo per la prima ipotesi aggiunge che i Grillini, finita miseramente l’ambizione di costruire “un assetto di lotta e di governo”, possono decidere di “diventare in tutto e per tutto una corrente esterna del Pd, accettando l’intesa strategica offerta da Franceschini”.

Ditemi voi se questo tipo di analisi non incoraggia il progetto di una lapide funeraria per la sinistra italiana, democratica o radicale. D’altra parte è quanto deduce dai sondaggi anche Nando Pagnoncelli, sempre sul Corriere di oggi: “la sinistra non sembra riuscire a continuare a garantire la protezione sociale ai cittadini colpiti dalla crisi, mentre la Lega ne fa il proprio cavallo di battaglia”. Mi chiedo però, soprattutto dopo la formidabile, documentatissima inchiesta di Report sulla propaganda truffaldina a base di insulti e di fake news programmata e diffusa sui social network a favore della Lega, quale sia il valore effettivo da dare ai sondaggi e all’autentico consenso politico dei nostri concittadini.

Cari compagni Zingaretti, Bersani, Fratoianni, Civati, Grasso, magari anche Landini, diteci che non è vero, spiegateci come è ancora possibile convincere gli italiani che esiste un’alternativa dignitosa per l’immediato e per il futuro. Mettetevi insieme, non attorno a un tavolo per carità, ma su un treno o su pullman e cominciate a girare, come sta facendo Salvini, l’Emilia e la Romagna, comune per comune. Parlate a tutti di antifascismo ma soprattutto di risposte concrete da dare ai loro problemi, Dimostriamo insieme che, a dispetto dei sondaggi, non l’Italia della Leopolda ma la vera sinistra è viva e rappresenta ancora una speranza per questo Paese.

Pubblicato da nandocan

Mi chiamo Fer nando Can cedda. Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. Il babbo, funzionario statale, voleva fare di me un magistrato ma io ero aspirante giornalista già dal liceo: scrivevo, ciclostilavo e distribuivo il giornalino scolastico. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani,. Io avevo già lasciato l’Azione Cattolica per il “Cenacolo” di Padre Ernesto Balducci. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio padre Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7″, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, soprattutto su Internet, ma a titolo gratuito e volontario e lo stesso vale per il servizio che ho sempre reso ai colleghi negli organismi della categoria (ordine, sindacato). Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. E’ dal 1994 che aspetto l'”Ulivo“. Nel 2008 mi sono deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. E sono diventato nonno.

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