Leopolda

***di Massimo Marnetto, 21 ottobre 2019 – Da rottamatore di piddini, a riciclatore di berlusconiani. E’ questa la parabola di Renzi, l’ex-Dem che cercava i voti a destra e finalmente può attirarli alla luce del sole, senza più contorsionismi nazareni. Dalla Leopolda si rivolge a chi non sopporta gli eccessi di Salvini, ma sono gli stessi che hanno tranquillamente sopportato le frodi di B, le sue trattative con la mafia per interposto Dell’Utri e apposito stalliere, le leggi per prescrizioni sartoriali, gli editti bulgari in Rai e tante altre chicche, che il fondatore di Italia Viva evidentemente considera bagatelle.

Alla Leopolda sono di bocca buona. Si strizza l’occhio agli evasori demonizzando le tasse; si apparecchia l’ingresso della Polverini; e s’invita pure il mussoliniano Lele Mora. Tutto fa brodo. Occorre arrivare almeno al 10 per cento nei sondaggi, il “minimo sindacale”. Intanto si scatena la guerriglia al Governo e al PD in primis, con le regionali umbre alle porte, sperando in una sconfitta che delegittimi Conte, per farlo saltare a primavera. Se questa è la ricetta di Renzi per evitare il ritorno di Salvini al Governo e la conseguente nomina di un Presidente della Repubblica sovranista, l’ex-ragazzo prodigio di Rignano ha imboccato l’autostrada contromano.

Pubblicato da nandocan

Mi chiamo Fer nando Can cedda. Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. Il babbo, funzionario statale, voleva fare di me un magistrato ma io ero aspirante giornalista già dal liceo: scrivevo, ciclostilavo e distribuivo il giornalino scolastico. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani,. Io avevo già lasciato l’Azione Cattolica per il “Cenacolo” di Padre Ernesto Balducci. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio padre Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7″, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, soprattutto su Internet, ma a titolo gratuito e volontario e lo stesso vale per il servizio che ho sempre reso ai colleghi negli organismi della categoria (ordine, sindacato). Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. E’ dal 1994 che aspetto l'”Ulivo“. Nel 2008 mi sono deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. E sono diventato nonno.

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