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Esercito siriano a Kobane, Erdogan e Trump gara di boria e muscoli

Ma in tutto questo Le Nazioni Unite c’entrano ancora qualcosa oppure no? E l’Unione Europea, che pare preoccuparsi soltanto di un arrivo probabile di  sfollati in cerca di asilo, riesce a fare udire la sua voce oppure no? Ha ancora un senso parlare di “Comunità internazionale”? (nandocan)

***di Ennio Remondino, 17 ottobre 2019 – Gara di Boria e muscoli
«Al sicuro tra le mura della Casa bianca e in quelle del palazzo presidenziale di Ankara, i due responsabili dell’apertura di un nuovo fronte di guerra in Siria hanno dedicato la giornata di ieri a distribuire al mondo pillole di boria e muscoli». L’efficacissima definizione di Chiara Cruciati a introdurre la confusione che attraversa il mondo, sull’orlo di una ennesima guerra di dimensioni potenzialmente devastanti. Brutte persone, quei due. «Mentre nel Rojava si continua a morire e cresce il numero di sfollati dalle comunità del Rojava, il presidente statunitense Donald Trump mandava a dire a siriani e turchi di ammazzarsi pure tra di loro», mentre tratta da maleducato il nostro presidente Mattarella (l’occhiolino di Trump alle telecamere sui dazi). Insegue Erdogan che nel suo Palazzo post ottomano fa fare un po’ di anticamera al vice-presidente Usa Mike Pence e al segretario di Stato Mike Pompeo, arrivati per ottenere un cessate il fuoco.

Alleato Trump, ti uso, ti pago, e vai..
La superpotenza planetaria e il mondo. «I curdi non sono angeli. Gli abbiamo dato un sacco di soldi per combattere con noi e sono stati bravi. Non tanto bravi quando non combattevano con noi». Ecco gli Stati Uniti versione Donald Trump, che cancella con poche battute «gli 11mila combattenti curdi, arabi, assiri, turkmeni morti nella lotta allo Stato Islamico e i migliaia di prigionieri stranieri dell’Isis detenuti a Rojava e che i rispettivi paesi hanno, per interesse, dimenticato». E poi qualcuno ancora si chiede perché l’altro sovranista all’altra destra del Mondo, Vladimir Putin, appaia come un gigante. «Oggi Putin giganteggia come unico vero leader geopolitico, la sua posizione nel Medio Oriente è centrale, ha una forte alleanza con l’Iran, con gli hezbollah, nelle milizie sciite, parla con l’Arabia Saudita e con Israele, sostituisce in parte gli americani come forza di interposizione in Siria», e lo scrive l’insospettabile Fabrizio Cicchitto sull’HuffPost.

Arroganza politica problemi militari
Militari russi a fare da ‘forza di interposizione’ tra Esercito siriano e quello turco che mostrano le postazioni dei marines Usa chiamati a casa da Trump. Anche gli aerei turchi volano e bombardano meno da quando sono presenti aerei russi e siriani. Mentre sul campo, i primi reali scontri tra esercito siriano e milizie islamiste al soldo turco. E ieri sera l’annuncio del Rojava Information Center dell’esercito governativo a Kobane, con le foto di soldati a cavalcioni sui carri armati a sventolare la bandiera siriana. Problemi per le milizia filo turche che, per coprirsi le spalle liberano i campi dove erano detenuti miliziani dell’Isis. Attorno, la disperazione di molti popoli in fuga, spesso da 8 anni. 275mila sfollati (tra loro 70mila bambini), un milione e 675mila persone che necessitano di aiuti umanitari, decine di vittime civili. E ancora ambulanze bombardate o sequestrate dalle gang islamiste, ospedali chiusi dai raid o dagli scontri terrestri, campi profughi svuotati o allo stremo, denuncia l’ong italiana ‘Un Ponte Per’, presente dal 2015 sul territorio e ora messa fuori.

*da Remocontro, il grassetto è di nandocan

Pubblicato da nandocan

Mi chiamo Fer nando Can cedda. Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. Il babbo, funzionario statale, voleva fare di me un magistrato ma io ero aspirante giornalista già dal liceo: scrivevo, ciclostilavo e distribuivo il giornalino scolastico. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani,. Io avevo già lasciato l’Azione Cattolica per il “Cenacolo” di Padre Ernesto Balducci. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio padre Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7″, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, soprattutto su Internet, ma a titolo gratuito e volontario e lo stesso vale per il servizio che ho sempre reso ai colleghi negli organismi della categoria (ordine, sindacato). Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. E’ dal 1994 che aspetto l'”Ulivo“. Nel 2008 mi sono deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. E sono diventato nonno.

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