La Turchia colpisce soldati Usa, civili curdi in fuga, torna ex Isis

Martedì 15 ottobre, alle 17,30 ci sarà una manifestazione contro la guerra in piazza del Pantheon, a Roma. Oltre a far strage di Curdi, l’aviazione turca ha bombardato per errore le forze USA a Kobane. Scappano in centomila, tra cui molti bambini. E alla strage collabora l’ISIS con un’autobomba. USA e UE chiedono la sospensione immediata dei bombardamenti (nandocan) 

***di Ennio Remondino, 12 ottobre 2019* – Ammazza curdi e colpisce americani

Foga selvaggia, e spari a casaccio, non fucilate ma colpi di artiglieria. I curdi, che i soldati di Erdogan chiamano terroristi, muoiono. I soldati americani che hanno abbandonato gli alleati curdi e si sono ritirati per ordine di Trump a Kobane, si prendono per sbaglio qualche cannonata turca, ma senza vittime. Ankara ha smentito la notizia rilanciata da Newsweek, ma da Washington, nella notte, arriva la conferma. Le forze Usa, una compagnia formata da 50 a 100 uomini, stavano operando sulla collina di Mashtenour nella città di Kobane e sarebbero state raggiunte da colpi di artiglieria sparati dalle postazioni turche, nonostante Ankara dovrebbe sapere dove si trovano truppe americane. Non risultano feriti tra i soldati americani ma fonti locali curde riferiscono di due soldati francesi feriti.

Dramma umanitario

Ankara che nega l’evidenza o esagera, vanta 342 ‘terroristi’ ammazzati. Civili soprattutto, tra cui anche dei turchi, quello che non dice Ankara. Decine di migliaia di curdi siriani in fuga mentre il segretario Nato Stoltenberg va a cercare di moderare i bollenti spiriti di Erdogan, dopo il tradimento curdo per garantirsi ancora la Turchia, secondo esercito della Nato, ancora nella Alleanza non più Atlantica ma di pura convenienza. L’Isis, anzi, l’ex Isis o meglio, IS, l’Islamic State, o Daesh in arabo, ringrazia e subito colpisce: attentato con un’autobomba nella città di Qamishli che ha causato ‘decine di vittime’, come riferisce Site, sito Usa di monitoraggio del jihadismo online. Qamishli si trova nella zona sotto controllo curdo del nord della Siria, che ora la Turchia è andata a ‘liberare’. Liberare per chi?

Ipocrisia del mondo e Iran per gli Usa

L’Onu: almeno 100 mila persone in fuga dall’inizio dell’offensiva turca, ospedali chiusi, abbandono. Medici senza frontiere denuncia che città e villaggi lungo il confine sono stati colpiti da bombardamenti pesanti. Alcuni ospedali sono stati chiusi, molte persone stanno fuggendo e cercano rifugio e sicurezza dove possono. Le reazioni. Dopo i dubbi del presidente russo Putin, il monito del presidente del Consiglio europeo Tusk, la posizione ipocrita di Washington. Il Pentagono ha ‘esortato con vigore’ la Turchia a porre termine alle operazioni in Siria. La Casa Bianca autorizza sanzioni contro la Turchia, senza per ora applicarle. Sceneggiata. Recita politica da vergogna, mentre il vero nemico Usa nell’area resta sempre lo stesso. Il Pentagono comunica anche che gli Usa dispiegheranno in Arabia Saudita altri 3.000 soldati, dopo l’attacco ai siti petroliferi di Riad. L’Iran, grazie anche alla inconsistenza militare saudita, comincia a far paura

Problemi in casa per Trump

Isolato politicamente nel mondo per quello che viene ormai bollato come ‘tradimento dei curdi’, macchia difficile da cancellare, Trump continua a sconquassare la sua stessa amministrazione a colpi di dimissioni e licenziamenti. Si dimette il ministro dell’interno ad interim Kevin McAleenan. L’annuncio di Trump con un tweet. Altri sei alti funzionari del dipartimento si sono dimessi o sono stati espulsi da aprile, incluso l’ex segretario Kirstjen Nielsen. L’uscita di McAleenan arriva a poche ore da due bocciature incassate dall’amministrazione in tribunale sulle politiche per l’immigrazione. Rapporti tesi con alcuni dei più stretti collaboratori di Trump, fra i quali Stephen Miller, il falco dell’immigrazione.

*da Remocontro, il grassetto è di nandocan

Pubblicato da nandocan

Mi chiamo Fer nando Can cedda. Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. Il babbo, funzionario statale, voleva fare di me un magistrato ma io ero aspirante giornalista già dal liceo: scrivevo, ciclostilavo e distribuivo il giornalino scolastico. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani,. Io avevo già lasciato l’Azione Cattolica per il “Cenacolo” di Padre Ernesto Balducci. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio padre Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7″, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, soprattutto su Internet, ma a titolo gratuito e volontario e lo stesso vale per il servizio che ho sempre reso ai colleghi negli organismi della categoria (ordine, sindacato). Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. E’ dal 1994 che aspetto l'”Ulivo“. Nel 2008 mi sono deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. E sono diventato nonno.

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