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Se la riduzione dei parlamentari porta al proporzionale

Roma, 8 ottobre 2019 – Non sarà “una riforma storica” come hanno dichiarato Conte e Di Maio subito dopo il voto finale a larghissima maggioranza (553 su 630) della riduzione dei parlamentari, ma non v’è dubbio che sarà accolta con favore anche dall’elettorato. Che la proposta di questa legge costituzionale sia stata populisticamente rilanciata dai Cinque Stelle come atto punitivo nei confronti della “casta”, è possibile, anzi probabile, ma questo non comporta necessariamente un giudizio negativo sulla sua entrata in vigore. Ad una condizione però, che venga puntualmente rispettata l’intesa in 4 punti sottoscritta ieri dal M5S con PD, Italia Viva, LeU e gruppo per le Autonomie. A cominciare da una nuova legge elettorale proporzionale, che a questo punto diventa indispensabile per garantire la rappresentanza equilibrata degli italiani e soprattutto delle minoranze. L’aspra critica avanzata dai “giornaloni” ad una “formula demagogica da gettare in pasto agli istinti dell’elettorato” (Ezio Mauro) troverebbe un certo fondamento se riferita  all’introduzione anticostituzionale del vincolo di mandato. Non può e non deve diventare l’alibi per conservare un maggioritario che negli scorsi decenni ha fatto a pezzi la democrazia parlamentare del nostro Paese.

Ho già scritto che la sfiducia nel sistema elettorale proporzionale mi sembra legata in gran parte alla litigiosità e al leaderismo dei partiti personalistici di oggi, alla demonizzazione di ogni compromesso politico necessario per governare la complessità dei bisogni e delle prospettive e alla tendenza dei media, a cominciare dai social, a enfatizzare tutto questo.

Restituire autonomia e funzionalità al Parlamento si può fare anche con una buona riforma dei regolamenti parlamentari, non a caso fino ad oggi sempre rinviata. Mentre la governabilità tante volte invocata, non sempre in buona fede da chi continua a puntare sulla svalutazione dei corpi intermedi della società, può essere favorita dall’introduzione della “sfiducia costruttiva”. Su queste misure c’è l’impegno comune dei quattro partiti che ha consentito stasera l’approvazione finale della riforma Fraccaro. Quanto al taglio dei parlamentari, più volte in passato proposto anche a sinistra, non lasciamoci condizionare nel giudizio dall’insopportabile trionfalismo di Di Maio. La quantità degli eletti pesa molto meno della loro qualità.

Pubblicato da nandocan

Mi chiamo Fer nando Can cedda. Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. Il babbo, funzionario statale, voleva fare di me un magistrato ma io ero aspirante giornalista già dal liceo: scrivevo, ciclostilavo e distribuivo il giornalino scolastico. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani,. Io avevo già lasciato l’Azione Cattolica per il “Cenacolo” di Padre Ernesto Balducci. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio padre Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7″, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, soprattutto su Internet, ma a titolo gratuito e volontario e lo stesso vale per il servizio che ho sempre reso ai colleghi negli organismi della categoria (ordine, sindacato). Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. E’ dal 1994 che aspetto l'”Ulivo“. Nel 2008 mi sono deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. E sono diventato nonno.

One thought on “Se la riduzione dei parlamentari porta al proporzionale

  1. Certo la riduzione dei parlamentari si giustifica se sara’ seguita da una riforma elettorale proporzionale, piu’ conforme ai dettami della costituzione

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