La “vecchina” e gli evasori

La soglia dell’uso libero del contante era stata innalzata da 1000 a 3000 euro dal governo Renzi. Il suo modo di “cambiare verso” alla politica fiscale (nandocan)

Marnetto M***di Massimo Marnetto, 27 settembre 2019 – Sono favorevole all’incentivo fiscale per i pagamenti con le carte per ridurre l’uso dei contanti, che notoriamente veicolano il mercato nero e l’evasione. Ma non sono sicuro che il Governo ce la farà a introdurre questa innovazione, perché è in agguato la famigerata “vecchina”. Quella che la lobby degli evasori evoca ogni volta che si affaccia la possibilità di tracciare il denaro.

Il loro repertorio è sempre lo stesso: “Una vecchina come fa a usare una carta di credito?” “La vecchina si confonde”. “La vecchina è abituata al contante e morirà di fame per evitare lo stress di usare queste nuove diavolerie dei poteri forti”. Se poi invece si va nella realtà, arriva il  colpo di scena: la vecchina è di cartapesta e dietro alla sua sagoma ci sono aitanti evasori, che non fanno fattura, né scontrini o locali affollati di turisti, che rilasciano il famigerato “scontrino non fiscale” provvisorio, che l’ignaro straniero dovrebbe convertire con quello vero alla cassa.
Se poi c’è qualche vecchina reale, vorrei tranquillizzarla con questo messaggio: cara vecchina, è più facile “strisciare” una carta, che andare a cercare banconote e spicci senza occhiali. Coraggio, ché se riduciamo gli evasori, magari accorciamo anche le liste di attesa per i tuoi esami clinici.

Pubblicato da nandocan

Mi chiamo Fer nando Can cedda. Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. Il babbo, funzionario statale, voleva fare di me un magistrato ma io ero aspirante giornalista già dal liceo: scrivevo, ciclostilavo e distribuivo il giornalino scolastico. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani,. Io avevo già lasciato l’Azione Cattolica per il “Cenacolo” di Padre Ernesto Balducci. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio padre Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7″, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, soprattutto su Internet, ma a titolo gratuito e volontario e lo stesso vale per il servizio che ho sempre reso ai colleghi negli organismi della categoria (ordine, sindacato). Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. E’ dal 1994 che aspetto l'”Ulivo“. Nel 2008 mi sono deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. E sono diventato nonno.

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