Addio a Piero Scaramucci

Con Ennio Remondino, Beppe Giulietti e tanti altri amici e compagni voglio ricordare anche qui  Piero Scaramucci, collega ed amico di tanti incontri, dibattiti, tavolate, allegri e appassionati in quel di Fiesole come alla RAI o al sindacato, o ad articolo 21. Tanti anni sono passati dall’ultima chiacchierata, ma risento ancora il tono cordiale e ironico della sua voce. Le mie condoglianze a Mimosa  e un abbraccio solidale a tutti gli amici che, come me, hanno avuto il piacere della sua compagnia (nandocan).

***di Ennio Remondino, 14 settembre 2019 – Anni, almeno un decennio che non vedevo o sentivo Piero Scaramucci. Ma quando mi capitava di pensarlo, una notizia, una memoria, lui era lì, amico fresco, sorridente e ironico di ieri e di sempre. Leggo sul Manifesto della sua scomparsa ed è groppo alla gola. Troppe cose da dire, troppi ricordi che affiorano. Meglio affidarsi alla memoria altrui.

Beppe Giulietti, presidente della Federazione della Stampa ce lo ricorda nella sua multiforme attività e impegno costante: fondatore di Radio Popolare e del Gruppo di Fiesole, dirigente della Federazione della Stampa e dell’Usigrai, autore di straordinarie inchieste sulla “Strage di Stato”, inviato della Rai, sempre dalla parte degli ultimi, degli oscurati, degli invisibili.

«Antifascista da sempre, nemico di ogni prepotenza, aveva nel cuore la Costituzione e il suo articolo 21, anche a lui si deve la nascita della nostra associazione. Sino alla fine ha portato il suo contributo alle istituzioni dei giornalisti, partecipando come delegato eletto a Milano nelle liste di Nuova Informazione e, anche in quella occasione, ci ha invitato a procedere sulla strada della tutela della Costituzione antifascista e antirazzista, senza nulla concedere al pessimo “spirito dei tempi” e al silenzio complice degli opportunisti di ogni natura e colore».

Toccante il ricordo di chi gli ha lavorato accanto sopratutto nell’impegno professionale e della militanza a Radio Popolare, col suo rientro nel 1992 dopo esserne stato fondatore nel 1976. «Sono molte le generazioni che hanno potuto apprezzare il “Diretur”, standogli a contatto e ricevendo telefonate inaspettate per anticipare, arricchire o rincorrere la notizia cui lui spesso dava priorità, anche a costo di mantenersi fuori dal coro», ricorda Mario Agostinelli

Le notizie giornaliere sulla Siria, la necessità di «risarcire» Pinelli e Valpreda, la minuta ricostruzione della continuità delle stragi fasciste, la guerra del Golfo e l’attacco aereo a Belgrado, ripetutamente commentati in antitesi con la retorica della «guerra giusta».

Adriano Sofri lo ricorda come esempio di capacità, onestà e indipendenza. «Un giornalista prestigioso e libero – una volta gli arrivò la proposta di un incarico di gran rilievo nazionale alla Rai, e preferì dire no. Poteva succedere che quel connotato, “giornalista”, gli venisse affettuosamente rinfacciato, da suoi compagni per i quali il giornalismo era soprattutto agitazione politica».

«Ho trovato – la cosa che mi ha colpito di più, e mi ha colpito di non averne saputo – che lo scorso 25 aprile Piero, invitato dal Comune di Pavia a ricordare la Liberazione, ne era stato all’ultimo momento escluso, censurato, da un presidente di provincia che aveva proclamato: “O lui o io!”. In un certo senso, nel senso raddrizzato, aveva ragione. Piero disse il suo discorso, all’ora in cui l’avrebbe tenuto in piazza, alla Radio Popolare, la sua creatura più cara, e là lo si può riascoltare».

Pubblicato da nandocan

Mi chiamo Fer nando Can cedda. Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. Il babbo, funzionario statale, voleva fare di me un magistrato ma io ero aspirante giornalista già dal liceo: scrivevo, ciclostilavo e distribuivo il giornalino scolastico. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani,. Io avevo già lasciato l’Azione Cattolica per il “Cenacolo” di Padre Ernesto Balducci. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio padre Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7″, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, soprattutto su Internet, ma a titolo gratuito e volontario e lo stesso vale per il servizio che ho sempre reso ai colleghi negli organismi della categoria (ordine, sindacato). Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. E’ dal 1994 che aspetto l'”Ulivo“. Nel 2008 mi sono deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. E sono diventato nonno.

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