Netanyahu e i voti dell’ultra destra: «Annetterò la Valle del Giordano»

Sono tante, troppe ormai le micce  applicate alla  polveriera del Medio Oriente dall’azzardo cinico dei governi locali come delle grandi potenze, nella colpevole indifferenza o nella rassegnata impotenza, giudicate voi, della politica europea. L’intera regione potrebbe esplodere da un momento all’altro senza altro preavviso. Invito tutti a condividere e diffondere la lettera aperta inviata da Massimo Marnetto all’ambasciatore israeliano (nandocan)

***di Ennio Remondino, 11 settembre 2019 –
Ultima provocazione per l’ultimo voto
Benjamin Netanyahu ha paura di perdere elezioni, potere e forse persino la libertà (processo per corruzione), e oltre le guerre che sta facendo, altre e peggiori ne promette, a caccia dell’ultimo voto forcaiolo da quai alle elezioni di martedì prossimo. Altra miccia nella polveriera mediorientale -denunciano in molti-, promettendo agli elettori che ‘Israele si annetterà la Valle del Giordano’. Provocazione grave che se diventasse realtà, cancellerebbe di fatto e definitivamente la nascita di uno Stato palestinese. La Valle del Giordano, un terzo della Cisgiordania, oltre a quel 60% di territori in cui dove si sono insediati i coloni israeliani. Escludendo dalle prossime conquiste israeliane Gerico, enclave troppo araba.

Annessioni di territori ma non di arabi
Un po’ di collaudato razzismo: «Nemmeno un singolo palestinese sarà annesso». Il secondo passo, ha continuato Netanyahu, sarà l’annessione degli insediamenti ebraici in Cisgiordania che avverrà «con il pieno coordinamento degli Usa e dopo la diffusione del Piano di pace da parte di Trump». Amici e nemici scoperti al mondo. Troppo persino per l’Arabia Saudita, alleata utile anti Iran che denuncia la ‘pericolosa escalatuion’. La Turchia parla di ‘apartheid’, modello sudafricano antica maniera. “La regione precipiterà nella violenza”, avverte il ministro degli Esteri giordano, Aymane Safadi. «Illegalità internazionale assoluta – avverte il Segretario generale dell’Onu, Antonio Guterres – devastante per un eventuale rilancio dei negoziati e la soluzione dei due-Stati».

‘Peace now’, con Netanyahu pace mai
Michele Giorgio, Nena News, arricchisce lo scenario. «La delirante annessione post-elettorale annunciata da Netanyahu, denuncia Peace Now è ulteriore prova del cinismo illimitato di un primo ministro seppellito dai casi di corruzione.
L’annessione ci avvicinerà a uno Stato di Apartheid». Per Ayman Odeh, che guida la Lista unita araba, il progetto di Netanyahu porterà a «una minoranza di ebrei che controllerà una maggioranza di palestinesi senza diritti». Già alle elezioni dello scorso 9 aprile Netanyahu aveva promesso di annettere gli insediamenti della
Cisgiordania nel caso di vittoria. «Stavolta ha aggiunto che la mossa avverrà in coordinamento con Donald Trump», ed è rivelazione a suo comodo dell’Accordo del Secolo, il presunto piano di pace della Casa Bianca per israeliani e palestinesi e per il Medio oriente, che sarà reso pubblico dopo il voto del 17 settembre».

Piano di guerra anche senza Bolton
Il presunto «Accordo del secolo» Usa prevederà dunque il riconoscimento di Trump all’annessione della Cisgiordania? Il presidente americano ha già riconosciuto alla fine del 2017 Gerusalemme come capitale di Israele e qualche mese fa il Golan siriano parte dello Stato ebraico. Venti di guerra dal mondo arabo attorno, mentre festeggiano i leader del movimento dei coloni. Preoccupata, per fortuna della democrazia israeliana, la reazione dell’opposizione. Benny Gantz, leader della lista di centrodestra Blu e Bianco, ha descritto il premier come un “trasformista”. Irritazione persino nella ultradestra religiosa per ‘furto’ di proposta forcaiola e scavalcamento a destra. Pochi voti di differenza a vantaggio dell’opposizione che il primo ministro uscente e a rischio di non ritorno certa di prendere dalla destra estrema.

Remocontro | 11 settembre 2019 alle 10:26 | Etichette:  | URL: https://wp.me/p403Qg-glI

Pubblicato da nandocan

Mi chiamo Fer nando Can cedda. Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. Il babbo, funzionario statale, voleva fare di me un magistrato ma io ero aspirante giornalista già dal liceo: scrivevo, ciclostilavo e distribuivo il giornalino scolastico. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani,. Io avevo già lasciato l’Azione Cattolica per il “Cenacolo” di Padre Ernesto Balducci. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio padre Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7″, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, soprattutto su Internet, ma a titolo gratuito e volontario e lo stesso vale per il servizio che ho sempre reso ai colleghi negli organismi della categoria (ordine, sindacato). Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. E’ dal 1994 che aspetto l'”Ulivo“. Nel 2008 mi sono deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. E sono diventato nonno.

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