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Un miracolo dell’antifascismo

L’entusiasmo di Raniero per la nascita del nuovo governo può apparire eccessivo, ma non se torniamo indietro con la memoria soltanto a qualche settimana fa, quando si profilava ancora il successo elettorale del leader della Lega che, ubriacato dai sondaggi, chiedeva ai suoi famosi “sessanta milioni di italiani” i “pieni poteri”. Oggi, grazie all’idea furba di Matteo Renzi per un governo di transizione con Di Maio e Cinque Stelle che rinviasse le elezioni a primavera e soprattutto al rilancio di Zingaretti per un governo di svolta progettato per tutta la legislatura, la speranza che “un’altra idea dell’umano”, come scrive La Valle, possa avviarsi a cambiare veramente l’Italia insieme all’Europa torna ad essere davvero possibile (nandocan). 

***da Raniero La Valle, 4 ottobre 2019* – Care Amiche ed Amici, è una giornata di grazia quella in cui il governo italiano, nascendo da un nuovo giuramento, cessa di essere l’istituzione che sbandierava “politiche crudeli” che stavano “avvelenando e incattivendo la società, seminando la paura e l’odio per i diversi, logorando i legami sociali e fascistizzando il senso comune”, come diceva Ferrajoli il 6 aprile scorso a Roma; è una giornata felice quella in cui il governo cessa di essere l’officina in cui si cambiava “l’idea di giustizia avvicinandola sempre più all’idea di vendetta” e si elaborava “una nuova politica penale autoritaria che enfatizza le esigenze di ordine e sicurezza e torna ad investire sulla repressione massima come strumento di governo della società e di esclusione di soggetti marginali all’insegna di un’antropologia razzista della diseguaglianza”, come diceva nella stessa occasione Mariarosaria Guglielmi.
Trova risposta così il grido a cui aveva prestato ascolto la recente assemblea di “Chiesa di tutti Chiesa dei poveri” – il grido dei popoli, dei migranti, dei naufraghi, degli esclusi – ciò che dimostra come quell’assemblea del 6 aprile non sia stata né visionaria né vana.

Nel passaggio di fase intercorso durante il mese della crisi di governo, si è verificato un paradosso. Dicono che, per quanto criticabile, la forza politica ed elettorale di Salvini non sia fascismo. Di per sé infatti il sovranismo è il nuovo nome del nazionalismo, non del fascismo. Però la risposta che gli è stata data con la formazione del nuovo governo, invece che con la corsa temeraria alle urne, è stata un miracolo dell’antifascismo. Certo a questo miracolo è stato dato un innesco fortemente emotivo e una motivazione esauriente quando qualcuno che non sa quello che dice ha chiesto “i pieni poteri”; ma resta il fatto che l’antifascismo si conferma in Italia come il DNA della Repubblica, e della Costituzione che la garantisce.

Risuonano qui le parole profetiche pronunciate da Aldo Moro all’Assemblea costituente, quando rispondendo al monarchico on. Lucifero che voleva fare una Costituzione “afascista”, disse: “Non possiamo fare una Costituzione afascista, cioè non possiamo prescindere da quello che è stato nel nostro Paese un movimento storico di importanza grandissima il quale nella sua negatività ha travolto per anni la coscienza e le istituzioni. Non possiamo dimenticare quello che è stato perché questa Costituzione oggi emerge da quella Resistenza, da quella lotta, da quella negazione, per le quali ci siamo trovati insieme sul fronte della resistenza e della guerra rivoluzionaria ed ora ci troviamo insieme per questo impegno di affermazione dei valori supremi della dignità umana e della vita sociale… Non avremmo ancora detto nulla se ci limitassimo ad affermare che l’Italia è una repubblica, o una repubblica democratica”.

Non c’è che l’antifascismo – non un’altra politica, ma un’altra idea dell’umano – che può fare il miracolo di unire forze tanto diverse – che si tratti di lottare o di governare insieme – trasformando il loro “essere contro” in un “essere per”: perché non basta mettersi contro per salvarsi, occorre mettersi insieme per farne scaturire un maggior bene per tutti.
Che cosa c’era di più diverso sulle montagne emiliane che il cristiano Dossetti, capo del Comitato di Liberazione Nazionale di Reggio Emilia, e i partigiani comunisti che operavano sotto la sua guida? Eppure noi siamo oggi qui anche per loro. Si potrebbero fare moltissimi altri esempi, ma ora ne facciamo solo due, che sono i più importanti e normativi per la storia presente e per i compiti oggi da assumere.

Il primo è quello già detto dell’unità realizzatasi in Italia per resistere al fascismo e fondare la Repubblica; il secondo è quello dell’unità delle Nazioni che a San Francisco, dopo Auschwitz, Dresda e Hiroshima, chiusero l’età delle sovranità signore della guerra, l’età dei genocidi, delle culture della diseguaglianza tra gli esseri umani, del lavoro alienato e schiavo, e prefigurarono un nuovo ordine politico mondiale; due esempi che rinviano alle due grandi rivoluzioni del dopoguerra che si tratta ora di riprendere e far avanzare: il costituzionalismo interno e il costituzionalismo internazionale, e questo ormai necessariamente mondiale e globale. Sono queste le due grandi opere che con quegli stessi moventi sono oggi da compiere.

*www.chiesadituttichiesadeipoveri.it, il grassetto è di nandocan

Pubblicato da nandocan

Mi chiamo Fer nando Can cedda. Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. Il babbo, funzionario statale, voleva fare di me un magistrato ma io ero aspirante giornalista già dal liceo: scrivevo, ciclostilavo e distribuivo il giornalino scolastico. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani,. Io avevo già lasciato l’Azione Cattolica per il “Cenacolo” di Padre Ernesto Balducci. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio padre Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7″, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, soprattutto su Internet, ma a titolo gratuito e volontario e lo stesso vale per il servizio che ho sempre reso ai colleghi negli organismi della categoria (ordine, sindacato). Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. E’ dal 1994 che aspetto l'”Ulivo“. Nel 2008 mi sono deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. E sono diventato nonno.

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