Democrazia o non democrazia

Roma, 4 settembre 2019 –  Il quotidiano “La Repubblica” apre oggi con un titolone a tutta pagina, “Il governo last minute”, seguito con enfasi da un sottotitolo  che per i lettori poco informati, e sono tanti, potrebbe sortire l’effetto di una fake news: “solo 60mila voti varano l’alleanza giallo rossa”. “Pochissimi – precisa Ezio Mauro nell’editoriale – rispetto ai dieci milioni e mezzo di elettori Cinque Stelle”.

Come se oggi Giuseppe Conte, sciogliendo la riserva con cui aveva accettato l’incarico di verificare la possibilità di questa alleanza tra il PD e i Cinque Stelle non andasse a riferire al Presidente Mattarella l’accordo politico trovato insieme alle delegazioni dei due partiti e dei rispettivi gruppi parlamentari  in base ad un programma per la legislatura, bensì il risultato di una consultazione online presso un sito informatico privato come è in effetti la piattaforma digitale Rousseau. Una consultazione che da anni fa parte delle regole di democrazia interna del partito fondato da Beppe Grillo.

Chiaro che si tratta di regole discutibili, ma possiamo a mio avviso – e non solo mio, a giudicare da altri commenti apparsi in altri giornali –  considerarle determinanti soltanto nella misura in cui sono determinanti le primarie “aperte ai passanti”  che hanno fatto la fortuna (o la sfortuna) di Renzi, così come altre procedure più o meno autoritarie adottate in altri partiti. Referendum tra gli iscritti sono previsti anche nello statuto del PD. Che in pratica non vengano mai realizzati non è necessariamente un merito.

E’ pur vero che nell’articolo 1 della Costituzione è scritto che la sovranità popolare si esercita “nelle forme e nei limiti della Costituzione”. Se questi fossero stati violati o elusi come sostiene qualcuno è ovvio che il Presidente Mattarella sarebbe intervenuto per impedirlo. E’ vero anche che l’articolo 49  della medesima dispone che i cittadini, associati in partiti, concorrano “con metodo democratico” a determinare la politica nazionale, ma è sempre stato chiaro a tutti che servirebbe una legge per regolare la democrazia interna ai partiti, proposte ne sono state presentate a bizzeffe ma in sessanta anni nessuna è entrata in vigore. Ci sarà un motivo se per oltre mezzo secolo si è preferito da parte del Parlamento evitare di entrare nel merito dell’organizzazione interna ai soggetti politici.

La piattaforma Rousseau presenta tuttavia il rischio della mancanza di trasparenza che hanno tutti gli algoritmi, a cominciare da quelli del cd GAFAM (Google, Apple, Facebook, Amazon, Microsoft), tanto più pericoloso quanto più coinvolge la comunicazione nella vita politica e sociale. Quando ho posto questa critica a chi è addentro alle segrete cose mi hanno fatto capire che rimediare è molto difficile, perché aumentando la trasparenza aumenterebbero anche i rischi per la sicurezza oltre che per la privacy.  Insomma, bisognerebbe fidarsi oppure trovare il modo di negoziare il contenuto degli algoritmi con esperti indipendenti o rappresentanze qualificate dei cittadini utenti. Nel caso Rousseau, i Cinque Stelle hanno fatto certificare da terzi la regolarità del voto. Certo è che più passa il tempo, più avanza il cosiddetto progresso e con più forza si pone l’eterna questione della moralità pubblica e dei sistemi per garantirla.

Con questa precisazione, mi pare di poter concludere che quella che i Cinque Stelle chiamano con enfasi altrettanto ingiustificata “democrazia diretta” si aggiunge in realtà, senza necessariamente mortificarla, alla democrazia rappresentativa che mantiene sia la promozione che la possibilità di un riesame successivamente al voto sulla piattaforma.

Pubblicato da nandocan

Mi chiamo Fer nando Can cedda. Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. Il babbo, funzionario statale, voleva fare di me un magistrato ma io ero aspirante giornalista già dal liceo: scrivevo, ciclostilavo e distribuivo il giornalino scolastico. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani,. Io avevo già lasciato l’Azione Cattolica per il “Cenacolo” di Padre Ernesto Balducci. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio padre Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7″, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, soprattutto su Internet, ma a titolo gratuito e volontario e lo stesso vale per il servizio che ho sempre reso ai colleghi negli organismi della categoria (ordine, sindacato). Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. E’ dal 1994 che aspetto l'”Ulivo“. Nel 2008 mi sono deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. E sono diventato nonno.

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