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Involuzione d’ottobre

Dopo avere invitato il Pd a votare contro la mozione dei 5stelle sulla TAV per scongiurare la crisi salvando il governo, oggi Il mio amico Massimo trova che anche una crisi di governo potrebbe non risultare poi così male e offrire qualche opportunità anche alla sinistra. Questa volta sono con lui (nandocan)

***di Massimo Marnetto, 9 agosto 2019 – Si vota a fine Ottobre?  Sembra di sì, anche se Mattarella farà il tentativo di rito con un “esploratore” prima di sciogliere le camere.  Salvini vuole incassare quel 36-38% di consenso, che i sondaggi gli assegnano. Ma la realtà potrebbe essere diversa, perché Conte lo vuole inchiodare in Parlamento per intestargli in modo palese la caduta del Governo. E questo avrà un costo elettorale. Perché il Capitano sarà ritenuto responsabile di tutte le conseguenze che una crisi così traumatica comporta. Ad iniziare dalla Legge di Bilancio, complicata da vincoli europei e clausole di salvaguardia (aumneto iva), mentre lo spread inizierà a bruciare miliardi con la sua ascesa. Certo, Salvini ha la parola svelta e non farà fatica a dare la colpa ai 5 Stelle, ormai l’ombra dell’ “Impero del Vaffa” degli inizi.

E la Sinistra? Stranamente potrebbe ricompattarsi di fronte al rischio del monocolore della Lega. E con l’occasione, Zingaretti potrebbe anche operare il ricambio dei parlamentari renziani, con quelli della nuova segreteria,  per risolvere finalmente questa anomalia interna. Ma serve soprattutto un progetto per un’Italia migliore, con un’ “idea forte”, come il lavoro creato dalla legalità, con la lotta alle mafie, corruzione e evasione fiscale, candidando chi su questi temi ha acquisito una competenza con anni d’impegno (Saviano, Vannucci, Cantone…). Con persone credibili, la Sinistra potrebbe persino stanare un buon numero di astenuti. Non sarà facile arginare Salvini, ma ci deve provare, perché una destra così forte non sarebbe fascismo di ritorno, ma sicuramente ci porterebbe in pochi mesi alla “democratura” degli Orban e Erdogan, con purghe per oppositori e stampa indipendente che piacciono tanto anche a Putin, altro amico di Salvini che spera nell’Involuzione d’Ottobre.

Pubblicato da nandocan

Mi chiamo Fer nando Can cedda. Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. Il babbo, funzionario statale, voleva fare di me un magistrato ma io ero aspirante giornalista già dal liceo: scrivevo, ciclostilavo e distribuivo il giornalino scolastico. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani,. Io avevo già lasciato l’Azione Cattolica per il “Cenacolo” di Padre Ernesto Balducci. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio padre Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7″, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, soprattutto su Internet, ma a titolo gratuito e volontario e lo stesso vale per il servizio che ho sempre reso ai colleghi negli organismi della categoria (ordine, sindacato). Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. E’ dal 1994 che aspetto l'”Ulivo“. Nel 2008 mi sono deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. E sono diventato nonno.

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