Muro israeliano e case palestinesi, quale l’illegalità da abbattere?

…mentre in Europa, sovranisti ed europeisti, come pure l’ONU, approvano o criticano ma poi stanno a guardare (nandocan)

***di Ennio Remondino, 23 luglio 2019 – La demolizione infinita. «Un edificio avvolto in una nuvola di polvere e divorato dal braccio mobile di una enorme ruspa. Da lontano ieri mattina non si scorgeva più di questo a Wadi al Humus, rione orientale di Sur Baher, alla periferia meridionale di Gerusalemme. La polizia ha isolato la zona». Il racconto in diretta di Michele Giorgio, Nena News. Il grosso era avvenuto ore prima, poco dopo le tre, in piena notte, con il favore dell’oscurità mentre la città dormiva.
Nonostante le critiche da parte europea e dall’Onu, le forze di difesa israeliane hanno fatto irruzione prima dell’alba per iniziare l’abbattimento delle 13 abitazioni considerate troppo vicine alla barriera di separazione israeliana che taglia la Cisgiordania occupata. Ai giornalisti è stato impedito di raggiungere la zona mentre i residenti e gli attivisti sono stati trascinati fuori dalle case. Un uomo ha urlato “Voglio morire qui”, dopo essere stato costretto a uscire.

Solo Netanyahu?
Secondo le Nazioni Unite, affari umanitari, interessati 13 edifici già costruiti o in costruzione con circa 70 appartamenti. 17 persone sfollate e altre 350 colpite, per ora. Ma i residenti temono che altri 100 edifici nell’area in una situazione simile potrebbero essere a rischio nel prossimo futuro. Wadi al Humus, 6mila abitanti, costituisce l’area di sviluppo di Sur Baher dominato dalla colonia israeliana di Har Homa, alle porte di Betlemme. Sempre Michele Giorgio sul Manifesto spiega una vicenda nata nel lontano 2003. «Privi di ogni servizio gli abitanti si sono dotati di una rete idrica con l’aiuto della vicina Beit Sahour e hanno asfaltato le strade a proprie spese. Poi nel dicembre del 2011 l’esercito israeliano, per ragioni ‘operative’ ha proibito le costruzioni in una striscia di terra da 100 a 300 metri su entrambi i lati del Muro, dichiarando in un solo colpo «illegali» 134 edifici palestinesi che nel 2019 sono diventati 231. Crescita demografica e bisogno di nuove abitazioni ha spinto tante famiglie a sperare nel buon senso dei comandi militari israeliani. Niente da fare».

‘Accordo del secolo’ di Trump?
«Un massacro»,la definizione del presidente dell’Autorità nazionale palestinese Abu Mazen. Le demolizioni, a suo parere, «rientrano nella realizzazione del cosiddetto Accordo del secolo – riferendosi al piano di pace voluto dall’amministrazione del presidente Donald Trump – che mira alla liquidazione della causa palestinese». Spara in alto la politica palestinese, molto gridata e molto isolata. C’è Trump e il genero Kushner e altri amici delle destre mondiali attorno, ma nei fatti c’è che, nei ‘territori palestinesi occupati’, l’occupante detta legge e quasi nessuno se ne stupisce nemmeno più. Abbattimenti decisi dall’Alta Corte di Giustizia, ma israeliana. E il ministro israeliano della Pubblica sicurezza, Gilad Erdan, parla di ‘difesa’ da minacce terroristiche. Fu però lo stesso dicastero ad autorizzare la costruzione 10 anni fa, salvo poi revocarla nel 2012, la linea oltranzista del governo Netanyahu, accampando le ragioni sostenute oggi dal ministro.

*da remocontro,  il grassetto è di nandocan

Pubblicato da nandocan

Mi chiamo Fer nando Can cedda. Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. Il babbo, funzionario statale, voleva fare di me un magistrato ma io ero aspirante giornalista già dal liceo: scrivevo, ciclostilavo e distribuivo il giornalino scolastico. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani,. Io avevo già lasciato l’Azione Cattolica per il “Cenacolo” di Padre Ernesto Balducci. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio padre Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7″, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, soprattutto su Internet, ma a titolo gratuito e volontario e lo stesso vale per il servizio che ho sempre reso ai colleghi negli organismi della categoria (ordine, sindacato). Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. E’ dal 1994 che aspetto l'”Ulivo“. Nel 2008 mi sono deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. E sono diventato nonno.

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