Qualcosa di sinistra

***di Massimo Marnetto, 21 giugno 2019 – Se il PD volesse davvero riavvicinarsi agli operai, Zingaretti dovrebbe organizzare un incontro con Landini. Ascoltarlo, con attenzione, sul nuovo Statuto dei diritti dei lavoratori, che prevede per tutti  – con qualsiasi contratto – le stesse tutele. C’è una proposta di legge già depositata dalla Cgil in parlamento, dopo una vasta raccolta di firme. Il PD potrebbe impegnarsi per portarla alla discussione, magari facendola propria. Ecco, un gesto così varrebbe più di mille dichiarazioni sull’unità, la vocazione maggioritaria e altre frasi vuote rispetto alla durezza del tema del lavoro, che poi si riverbera su dignità, natalità, integrazione, sviluppo.

E i soldi per questi nuovi diritti, dove si trovano? Anche qui, le proposte di Landini – seria lotta all’evasione, tassa su grandi rendite patrimoniali e riduzione del cuneo fiscale a chi lavora – mi sembrano chiare, di giustizia sociale, in una parola: di sinistra.  Sarebbe importante che il PD le sostenesse, per ritrovare la sintonia con il mondo operaio, i giovani e tutto il suo ex elettorato randagio,  da quando è stato abbandonato da un partito che cercava i voti a destra, dimenticando i temi di sinistra.

Insomma Zingaretti, non c’è più tempo da perdere: di qualcosa di sinistra.

Pubblicato da nandocan

Mi chiamo Fer nando Can cedda. Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. Il babbo, funzionario statale, voleva fare di me un magistrato ma io ero aspirante giornalista già dal liceo: scrivevo, ciclostilavo e distribuivo il giornalino scolastico. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani,. Io avevo già lasciato l’Azione Cattolica per il “Cenacolo” di Padre Ernesto Balducci. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio padre Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7″, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, soprattutto su Internet, ma a titolo gratuito e volontario e lo stesso vale per il servizio che ho sempre reso ai colleghi negli organismi della categoria (ordine, sindacato). Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. E’ dal 1994 che aspetto l'”Ulivo“. Nel 2008 mi sono deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. E sono diventato nonno.

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