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Terremoto “Libra”

Proviamo a confrontare il notiziario di questi ultimi giorni (la quasi guerra di Trump con l’Iran in Medio oriente, l’ingresso in grande stile della cryptomoneta nel sistema economico globale e, perché no? la critica radicale del premio Nobel Stiglitz alla resa politica socialdemocratica di questi anni) con il miserabile dibattito politico di casa nostra, a cominciare da quello interno al Pd ma non solo. Non vi viene da pensare: ma di che cosa parliamo? (nandocan)

***di Massimo Marnetto, 19 giugno 2019 – Una scossa del nono grado della scala Zuckerberg si è abbattuta sul sistema bancario.

Il creatore di Facebook ha presentato la Libra, la moneta virtuale che nel prossimo futuro circolerà tra operatori convenzionati – colossi tra cui Paypal, Uber ed altri – con un clik e senza bisogno di avere un conto corrente. Il suo inventore marca molto questo aspetto, per dare un’aura filantropica alla sua nuova creatura, visto che nel mondo – soprattutto nei paesi più poveri – c’è un’ampia quota di popolazione che non ha conto corrente, né carta di credito, ma possiede un cellulare.

Il contraccolpo di Libra sul sistema bancario è solo annunciato, ma presto lo rivoluzionerà, offrendo contante digitale quasi a costo zero. Il rovescio della medaglia è il riciclaggio, che le transazioni in libra – benché inserite in un sistema di dati immutabili (blokchain) – potrebbero favorire, visto che mancano ancora regolamentazioni adeguate alla potenza dello strumento. Insomma, il buono di questa innovazione è che attacca la rendita di intermediazione bancaria, ma l’accentramento di ricchezza che accentua nelle mani di pochissimi “mandarini globali” è così smisurato, da richiedere un’immediata risposta regolatoria e fiscale. Che addomestichi la tigre, prima che divori l’incauto domatore e il pubblico plaudente.

Pubblicato da nandocan

Mi chiamo Fer nando Can cedda. Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. Il babbo, funzionario statale, voleva fare di me un magistrato ma io ero aspirante giornalista già dal liceo: scrivevo, ciclostilavo e distribuivo il giornalino scolastico. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani,. Io avevo già lasciato l’Azione Cattolica per il “Cenacolo” di Padre Ernesto Balducci. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio padre Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7″, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, soprattutto su Internet, ma a titolo gratuito e volontario e lo stesso vale per il servizio che ho sempre reso ai colleghi negli organismi della categoria (ordine, sindacato). Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. E’ dal 1994 che aspetto l'”Ulivo“. Nel 2008 mi sono deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. E sono diventato nonno.

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