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Pancia

***di Massimo Marnetto, 18 giugno 2019 – Deve la sinistra parlare anche alla pancia degli italiani? Gli ortodossi, alla sola ipotesi, alzano il sopracciglio scandalizzati. E rivengono in mente Renzi e Gentiloni, che confutavano le paure di impoverimento, invasione, ecc. (pancia), con i primi dati positivi (testa). E così hanno perso voti. Mentre chi ha ascoltato le paure – anzi le ha gonfiate come la Lega e destra – ha fatto il pieno di voti.

Ora, non dico che la sinistra debba inventarsi fobie per riprendersi l’elettorato, ma almeno dovrebbe indicare le “sane” paure che occorre avere, a fronte di un leader come Salvini, che sta manomettendo lo Stato. Iniziando da quelli che pensano che con il taglio delle tasse avranno gli tessi servizi e più soldi in tasca, mentre non è affatto così. Lo stato sociale si sta assottigliando come i ghiacciai, perché mancano soldi per tutto. Per medici, giudici, ispettori del lavoro, pompieri, geologi e molte altre figure del pubblico impiego essenziali per offrire servizi e manutenzioni necessarie. Il tutto aggravato da Quota 100 e blocco delle assunzioni.

Perché allora Zingaretti e gli altri esponenti della sinistra non dicono chiaramente che un taglio di tasse ai ricchi scasserà del tutto un Paese, già azzoppato da evasione e condoni? Che tassare più il lavoro, dei grandi patrimoni blocca la ripresa e l’occupazione? Le paure buone sono di sinistra, perché servono ad evitare i pericoli veri. Anche se passano dalla pancia.

Pubblicato da nandocan

Mi chiamo Fer nando Can cedda. Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. Il babbo, funzionario statale, voleva fare di me un magistrato ma io ero aspirante giornalista già dal liceo: scrivevo, ciclostilavo e distribuivo il giornalino scolastico. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani,. Io avevo già lasciato l’Azione Cattolica per il “Cenacolo” di Padre Ernesto Balducci. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio padre Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7″, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, soprattutto su Internet, ma a titolo gratuito e volontario e lo stesso vale per il servizio che ho sempre reso ai colleghi negli organismi della categoria (ordine, sindacato). Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. E’ dal 1994 che aspetto l'”Ulivo“. Nel 2008 mi sono deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. E sono diventato nonno.

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