Missili Israele Siria, Netanyahu elettorale con l’elmetto

***di Ennio Remondino, 3 giugno 2019 – Guerra utile per politica in difficoltà

Israele ha attaccato domenica posizioni militari siriane nel sud -ovest del Paese, nelle vicinanze del Golan. Dieci vittime tra cui diversi stranieri, forse iraniani o miliziani libanesi, pasdaran o hezbollah. «All’alba di domenica – fonte militare di Damasco- abbiamo intercettato missili dal Golan occupato. La nostra difesa aerea ha bloccato e abbattuto i missili nemici che puntavano nostre posizioni nel sud-ovest di Damasco».
Da Gerusalemme, Netanyahu ha poi confermato, dando ovviamente la colpa dell’azione militare alla parte opposta, due razzi verso le alture del Golan. «In seguito a quei lanci – ha affermato – ho ordinato alle nostre forze di lanciare un attacco. Non possiamo tollerare spari verso il nostro territorio e ad essi reagiamo con grande forza». Un po’ di confusione geo politica, con quel ‘nostri territori’, per il Golan occupato da Israele dal 1967.

Dimensioni variabili della minaccia
Sospetto politico diffuso, per Netanyahu in difficoltà politica, nuove elezioni a settembre e rischio di galera per corruzione prima, giocare la carta della sicurezza e una ennesima campagna elettorale con l’elmetto potrebbero forse salvarlo. E la Siria è il nemico ideale, a tre passi da casa, con tanti nemici giurati da poter esibire, Iran, Hezbollah e come mancia, Assad. Putin incerto, visto che al momento non ha ancora attivato i suoi S-300 antiaerei.
Un portavoce dell’esercito israeliano ha dato i dettagli. «Durante l’operazione, un sistema di difesa aerea israeliano è stato attivato a causa del fuoco antiaereo siriano, e nessun missile è esploso in Israele», ha aggiunto il portavoce di Tsahal. Secondo un rapporto dell’intelligence militare di Gerusalemme, attualmente Hezbollah disporrebbe di oltre 100mila missili, rispetto ai 12mila che aveva prima della guerra 2006. Sparate di numeri incerti più che di missili.

Libano, eterna guerra di riserva
Anthony Samrani, uno dei più autorevoli analisti militari libanesi a Umberto De Giovannangeli dell’HuffPost: «I miliziani sciiti hanno acquisito nuove tecniche di guerriglia urbana combattendo in Siria, a fianco dei pasdaran iraniani, dei russi e dell’esercito di Assad. In cinque anni, Hezbollah è divenuto un attore regionale capace di dispiegare rapidamente le proprie forze dal Libano alla Siria, dall’Iraq e ora anche in Yemen».
Versione coincidente con la minaccia politicamente utile al sospettabile Netanyahu. Versione più ‘democratica’ da Israele, il quotidiano Haaretz, che ha citato, con la garanzia dell’anonimato, alti funzionari della Difesa, «Hezbollah ha reclutato decine o addirittura centinaia (?) di uomini per combattere contro Israele dai villaggi siriani sulle Alture del Golan. Uomini che ricevono uno stipendio mensile, armati con esplosivi, armi leggere e missili anti-carro».

Sfuma ‘l’accordo del secolo’?
Ma torniamo in Israele e al loro tutore planetario. Gli Usa potrebbero rinviare “l’accordo del secolo” a dopo le prossime elezioni israeliane, sempre che a governare Israele possa ancora resistere l’ultra destra targata Netanyahu. Lo scioglimento della Knesset, il Parlamento, letto da molti come una delle pagine più critiche nella pur ‘audace’ vita politica d’Israele. Rompere tutto per evitare l’incarico di governo ad un altro. Tra arroganza e disperazione.
«Israele deve fare i conti con una vera e propria crisi di sistema», la denuncia di autorevoli analisti. Una legge elettorale che favorisce la moltiplicazione delle forze contendenti e un potere di veto a partitini con 4 o 5 seggi. E il problema finora irrisolto del servizio militare obbligatorio anche per gli ultra-ortodossi. Partita di leadership a destra con Netanyahu che accusa l’ultra Lieberman di essere ‘di sinistra’, detto come l’insulto velenoso al ‘traditore’.

L’amico di Trump prima del rimpianto
Il presidente Usa stupito, si rammarica, «Sembrava una vittoria totale per Netanyahu». Soprattutto il fallimento di Netanyahu fa saltare i piani di Trump su Israele e Palestina. Gli Usa potrebbero rinviare a dopo le prossime elezioni israeliane la presentazione del pompato ‘Deal of the Century’, l’improbabile ‘accordo del secolo’ per il Medio Oriente. Lo scrivono alcuni media americani, commentando la visita a Gerusalemme del genero-consigliere di Jared Kushner.
Trump e famiglia preoccupati, senza alcuna garanzia che Netanyahu, alleato e amico esibito di Trump, resti al potere dopo l’estate, qualsiasi progresso fatto da Kushner che nei giorni scorsi ha incontrato il premier israeliano nella sua residenza a Gerusalemme. ‘Deal of the Century’, a rischio di essere bocciato dallo stesso governo israeliano del dopo il 17 settembre. E per Trump e tutta la sua politica mediorientale sarebbe il fallimento totale e irrimediabile.

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Pubblicato da nandocan

Mi chiamo Fer nando Can cedda. Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. Il babbo, funzionario statale, voleva fare di me un magistrato ma io ero aspirante giornalista già dal liceo: scrivevo, ciclostilavo e distribuivo il giornalino scolastico. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani,. Io avevo già lasciato l’Azione Cattolica per il “Cenacolo” di Padre Ernesto Balducci. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio padre Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7″, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, soprattutto su Internet, ma a titolo gratuito e volontario e lo stesso vale per il servizio che ho sempre reso ai colleghi negli organismi della categoria (ordine, sindacato). Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. E’ dal 1994 che aspetto l'”Ulivo“. Nel 2008 mi sono deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. E sono diventato nonno.

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