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Corsa agli armamenti record 2018: 18 trilioni, 239 dollari a testa

Stati Uniti, Cina e Arabia Saudita sono i Paesi in testa alla classifica mondiale per le spese sugli armamenti ma sono anche probabilmente quelli che, direttamente i primi due e indirettamente il terzo, contribuiscono di più all’inquinamento del pianeta. Vi dice niente questo accostamento (discutibile, lo ammetto) per  un calcolo approssimativo della produzione di guai per l’umanità? (nandocan)

***da Remocontro, 9 maggio 2019 – Escalation di armamenti per leader mondiali insicuri
Corsa agli armamenti record 2018: 1,8 trilioni, 239 dollari a testa. Sipri, lo Stockholm International Peace Research Institute, fa i conti e avverte: 1,8 trilioni di dollari, spesi nel mondo per gli armamenti, la sola cosa che cresce più della fame, 2,6% di armi in più del 2017. Corsa agli armamenti anche da parte delle ‘schiappe’, Paesi dalle minime ambizioni politiche e geopolitiche. Ma parliamo subito dei giganti, in armamenti.

Le spese militari statunitensi sono aumentate del 4,6%,
quelle della Cina del 5%,
quelle dell’Arabia Saudita del 6,5%,
della Turchia addirittura del 24%.
Fra i leader mondiali per incremento delle spese per la difesa troviamo l’Armenia (+33%), la Lettonia (+24%), l’Ucraina (+21%), la Lituania (+18%), la Repubblica Ceca (+18%) e il Kazakistan (+16%).

La Russia a stupire
Russia come un ‘Mosca bianca’, battuta facile, da alcuni anni starebbe diminuendo le spese per l’esercito, tra lo stupore del mondo. Nel 2018 il Paese è persino uscito dalla cinquina di testa nella classifica dei primi Paesi per spese militari, di cui faceva parte dal lontano 2006, relegata al sesto posto superata dalla Francia che uno proprio non si immagina.
Spese russe per la difesa ridotte in un anno del 3,5% raggiungendo i 61,4 miliardi di dollari, bruscolini se confrontati ai 250 miliardi dei cinesi e i 649 degli americani.
Spendono meno perché più pacifisti o perché già meglio e più intelligentemente armati?

Tifoseria Sputnik
«Dalla relazione resa pubblica dal SIPRI e dalle tendenze globali evidenziati dall’istituto si evince che gli investimenti operati dalla Russia nel settore della difesa sono di gran lunga più efficaci di quelli dei suoi partner e concorrenti sulla scena internazionale». Agenzia di stampa russa e quindi non neutrale.
Restano due fatti oggettivi:
i volumi attuali delle spese del Pentagono e del comparto militare statunitense sono diventati iperbolici.
Le riduzioni operate dalla Russia sul budget per la difesa appaiono quasi fenomenali.
Attualmente le Forze armate russe sono considerate fra quelle più potenti ed efficienti al mondo.

Corsa agli armamenti, come Reagan con l’URSS?
Reagan contro l’ormai asmatica Unione sovietica, corsa agli armamenti a perdere. Da questa parte dell’Atlantico la storia è antica e viene tenuta in debito conto. Anche in Russia, che è meno dell’URSS me è sempre un enorme Paese.
Che sul piano militare ha elementi da poter vantare, vedi Siria, anche se lì forse è stata più la politica rispetto alla forza armata, versione “guerra ibrida”.

Vanterie
1. Guerra elettronica. Comparto riconosciuto dagli esperti occidentali come quello più avanzato ed efficiente al mondo.

2. La Russia -versione Sputnik- ‘si è liberata dai vincoli del Trattato INF privandolo dunque di senso per gli USA’. Risultato, dai Kalibr alle innovative armi supersoniche nel sistema di deterrenza nucleare

3. Artide, la regione artica nel XXI secolo. Ma lì i russi avevano già dislocato un impianto difensivo fatto da rompighiaccio, basi militari, e innovative uniformi militari.

Quindi la relazione SIPRI?
Negli ultimi anni il mondo si è abituato al fatto che Mosca dimostri una supremazia tattica e operativa sull’Occidente dei Trump e dintorni, in grado di operare in qualunque angolo del pianeta (dalla Crimea alla Siria, dalla Repubblica centrafricana al Venezuela) sfruttando la sua potenza militare.
Sfumata anche la prevenzione di democrazia politica, per caduta progressiva sul fronte occidentale. «Non a caso l’Occidente accusa Mosca di aver assimilato troppo bene le regole e le metodologie della guerra ibrida».
Quei 1822 miliardi di dollari in spese militari, il livello più alto dal 1988, dopo la fine della guerra fredda. 2,1% del prodotto interno lordo, e cioè a 239 dollari a persona, chi più chi meno. Voi lo sapevate?

URL: https://wp.me/p403Qg-f3r, il grassetto è di nandocan.

Pubblicato da nandocan

Mi chiamo Fer nando Can cedda. Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. Il babbo, funzionario statale, voleva fare di me un magistrato ma io ero aspirante giornalista già dal liceo: scrivevo, ciclostilavo e distribuivo il giornalino scolastico. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani,. Io avevo già lasciato l’Azione Cattolica per il “Cenacolo” di Padre Ernesto Balducci. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio padre Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7″, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, soprattutto su Internet, ma a titolo gratuito e volontario e lo stesso vale per il servizio che ho sempre reso ai colleghi negli organismi della categoria (ordine, sindacato). Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. E’ dal 1994 che aspetto l'”Ulivo“. Nel 2008 mi sono deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. E sono diventato nonno.

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