Vai alla barra degli strumenti

Bombe elettorali su Gaza, chi è più duro contro Hamas

Forse Trump vuole dare ancora una volta al mondo la dimostrazione che le risoluzioni dell’ONU, le stesse che più volte hanno condannato il protrarsi dell’occupazione israeliana nei territori conquistati con la guerra del ’67, possono essere considerate carta straccia se così vuole il governo degli Stati Uniti. Netanyahu ha commentato come una dichiarazione storica quella della sovranità di Israele sul Golan: “una vittoria militare è stata trasformata in una vittoria politica”. E dopo il Golan la Cisgiordania? (nandocan)

***di Remocontro, 27 Marzo 2019 – Riesplode lo scontro Israele Hamas a 14 giorni dalle elezioni. Un caso? Lunedì, un razzo dalla striscia ferisce 7 persone in Israele mentre Netanyahu è negli Stati Uniti a farsi ‘regalare’ da Trump il Golan siriano. Rientrato a Tel Aviv dopo i bombardamenti immediati di risposta, il governo ha dato istruzioni all’esercito di prepararsi a una possibile escalation. Decine di carri armati e centinaia di soldati visti ai confini con la Striscia. Prologo di una operazione di terra?
Eppure lunedì sera Hamas aveva annunciato una tregua mediata dall’intelligence egiziana. Ma Israele per ore è rimasto in silenzio per poi negare: “per il momento non è stata raggiunta nessuna tregua con Hamas”. Netanyahu poi alza la posta: “siamo preparati a fare molto di più, faremo quello che è necessario per difendere il nostro Stato”, riferisce Vincenzo Nigro su Repubblica.

Tregue di fatto, menzogne elettorali

Una tregua di fatto che Hamas e la Jihad palestinese avevano offerto a Israele tramite l’Egitto, salvo qualche razzo sparato da gruppuscoli dissidenti interni. Ma Israele chiede sopratutto di cessare le manifestazioni al confine, le ‘marce del ritorno’ che ogni venerdì da un anno organizza sotto il reticolato di separazione. A Netanyahu, in problematica vigilia elettorale, serve un accordo ‘blindato’ o una azioni punitiva estremamente violenta.
Khader Habib, dirigente della Jihad Islamica alla Reuters: «Netanyahu vuole presentarsi come un eroe che difende il suo popolo, e per questo nega di aver raggiunto un accordo con noi grazie agli egiziani. Noi della resistenza ci siamo impegnati alla calma sino a quando il nemico farà lo stesso».

Gara di estremismo in Israele

«Non è solo ‘teatro’ da campagna elettorale, come afferma o scrive qualcuno -avverte Michele Giorgio, Nena News, da Israele- Proprio il voto del 9 aprile potrebbe essere il motore di questa possibile offensiva israeliana. A spingere sull’acceleratore della guerra non sono solo i rappresentanti dell’opposizione che accusano Netanyahu di non garantire la sicurezza di Israele. Nella maggioranza di destra al governo i capi di partiti gareggiano in estremismo».
E Netanyahu, che non è certo noto per essere un moderato, è costretto a non farsi superare a destra. Ed è diffuso il timore di un’operazione di breve durata ‘ma di eccezionale potenza distruttiva’, e di presentarsi il 9 aprile, all’apertura delle urne, come il leader forte e irriducibile agli occhi degli elettori.

Dopo il Golan, Cisgiordania scippo Usa?

«I civili palestinesi hanno già avuto lunedì notte un assaggio amaro di quanto potrebbe essere devastante un altro attacco israeliano, molto più di quello del 2014, dal quale Gaza non si è ancora ripresa». Danni rilevantissimi, ed era solo un assaggio. Da allora, ore di tensione anche per gli israeliani che vivono nei centri accanto a Gaza.
Intanto -sempre Nena News- fonti ufficiali israeliane citate dal Times of Israel, sostenevano che il riconoscimento della ‘sovranità’ israeliana sul Golan siriano di Trump preluderebbe ad un riconoscimento Usa anche di «altri territori occupati da Israele». Secondo il leader di Hezbollah Hassan Nasrallah, il presidente americano presto riconoscerà la sovranità dello Stato ebraico anche sulla Cisgiordania palestinese.

Pubblicato da nandocan

Mi chiamo Fer nando Can cedda. Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. Il babbo, funzionario statale, voleva fare di me un magistrato ma io ero aspirante giornalista già dal liceo: scrivevo, ciclostilavo e distribuivo il giornalino scolastico. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani,. Io avevo già lasciato l’Azione Cattolica per il “Cenacolo” di Padre Ernesto Balducci. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio padre Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7″, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, soprattutto su Internet, ma a titolo gratuito e volontario e lo stesso vale per il servizio che ho sempre reso ai colleghi negli organismi della categoria (ordine, sindacato). Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. E’ dal 1994 che aspetto l'”Ulivo“. Nel 2008 mi sono deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. E sono diventato nonno.

Rispondi

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: