Ucraina oltre il ridicolo, Innaro Rai espulso, peggio di Albano-Cutugno

Un saluto cordiale con  tutta la mia solidarietà al collega Marc Innaro. Episodi come questi la dicono lunga sul rispetto delle libertà democratiche in un Paese che molti tra noi considerano come l’avamposto della democrazia europea e occidentale davanti alla tirannia dell’Orso russo. Accidenti al meglio, potremmo dire (nandocan)
***di Ennio Remondino, 26 marzo 2019 – Kiev e il comune senso del ridicolo. Ucraina oltre il ridicolo, Innaro Rai espulso.
Prima aveva fatto sopratutto ridere: alcuni cantanti italiani come Al Bano e Toto Cutugno inseriti nella lista nera come indesiderati. Adesso l’espulsione di due inviati Rai, e adosso è atto politico vero a grave. Marc Innaro, corrispondente Rai da Mosca e il suo operatore russo sono stati respinti alla frontiera con l’Ucraina, mentre si stava recando nel Paese per seguire le elezioni presidenziali del 31 marzo. Vigilia di democrazia decisamente incerta.

Il giornalista è stato trattenuto per quattro ore all’aeroporto di Kiev prima di essere espulso e rispedito a Minsk, località dalla quale era partito. Secondo quanto riporta l’agenzia di stampa russa Ria Novosti, l’accredito di Innaro era pronto, lunedì mattina e lui stava andando a ritirarlo. Tuttavia, le guardie di frontiera ucraine gli hanno negato l’ingresso a causa di «insufficienti spiegazioni sul motivo della sua presenza in Ucraina». Elezioni + giornalista della Tv italiana non spiegano?

In precedenza, Vittorio Torrembini, vicepresidente dell’Associazione degli imprenditori italiani della Russia (Gim Unimpresa), aveva spiegato a Ria Novosti che l’ambasciata italiana in Ucraina aveva concordato per Innaro una serie di interviste, anche con leader politici e rappresentanti della ’nuova chiesa ucraina’, membri vari degli ambienti politici e religiosi del Paese. Il ministero degli Esteri italiano, secondo Torrembini, sta preparando una nota di protesta. Aspettiamo di vederla.

Pubblicato da nandocan

Mi chiamo Fer nando Can cedda. Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. Il babbo, funzionario statale, voleva fare di me un magistrato ma io ero aspirante giornalista già dal liceo: scrivevo, ciclostilavo e distribuivo il giornalino scolastico. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani,. Io avevo già lasciato l’Azione Cattolica per il “Cenacolo” di Padre Ernesto Balducci. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio padre Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7″, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, soprattutto su Internet, ma a titolo gratuito e volontario e lo stesso vale per il servizio che ho sempre reso ai colleghi negli organismi della categoria (ordine, sindacato). Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. E’ dal 1994 che aspetto l'”Ulivo“. Nel 2008 mi sono deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. E sono diventato nonno.

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