Come sfornare l’Italia

Chi ha vinto il duello della Tav? si chiede Marnetto e annuncia “la fine della tattica dei due forni”.  Intanto, mentre si ironizza e protesta (giustamente) contro un governo “anomalo”, il pallottoliere magico di Eugenio Scalfari ci propone – apertura domenicale di Repubblica – un PD “risvegliato” da Zingaretti che, contornato da quelle che ribattezza “lumache” del centro o della sinistra, raggiunge il trenta per cento dei consensi e si ricandida  felicemente al governo del Paese… con l’appoggio di Berlusconi e della Meloni. Fantastico, c’era proprio bisogno di qualcuno che ci chiarisse le idee. Verdelli ci sei? (nandocan)

***di Massimo Marnetto, 10 marzo 2019 – Chi ha vinto il duello della Tav?

I grillini esultano per il rinvio della decisione. Salvini, per l’invio degli “avvisi”, un modo indolore per “instradare” i bandi veri e propri. Che arriveranno dopo una revisione delle quote dei partner dell’opera, con un maxi-sconto “sbloccante” a favore dell’Italia offerto da Francia e Europa, purché non rompa più le scatole. Il Governo esulterà per il vantaggio ottenuto, magari dicendo che così la bilancia dei costi-benefici torna a pendere a favore di quest’ultimi. E la Tav si farà, decidendo la cosa nell’ultima seduta di agosto.

Eppure, nonostante il clamore di questa vicenda, il dato più importante è un altro: Salvini non vuole assolutamente tornare con Berlusconi, perché lo considera una zavorra perdente. Tant’è che è bastato che un grillino dichiarasse la crisi “di fatto aperta”, per fargli tirare subito il freno, con ciò decretando la fine della tattica dei due forni.

Questo fatto pone inaspettatamente i 5 Stelle in una situazione di maggior forza nei confronti della Lega, proprio quando tutti la davano ormai come succubi. E allontana lo spettro della caduta del Governo dopo le europee, anche se la Lega dovesse confermare i sondaggi in vistosa ascesa. Salvini sa che se tornasse con B, perderebbe il consistente elettorato anti-berlusconiano acquisito. Lo stesso che il PD proverà a riconquistare. Ma Zingaretti ha bisogno di tempo per restaurare il partito. E non ha fretta anche perché la manovra correttiva e la prossima finanziaria imbottita di clausole di salvaguardia, è bene che la gestisca chi l’ha provocata, senza poter più dire che i problemi li ha ereditati.

Pubblicato da nandocan

Mi chiamo Fer nando Can cedda. Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. Il babbo, funzionario statale, voleva fare di me un magistrato ma io ero aspirante giornalista già dal liceo: scrivevo, ciclostilavo e distribuivo il giornalino scolastico. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani,. Io avevo già lasciato l’Azione Cattolica per il “Cenacolo” di Padre Ernesto Balducci. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio padre Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7″, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, soprattutto su Internet, ma a titolo gratuito e volontario e lo stesso vale per il servizio che ho sempre reso ai colleghi negli organismi della categoria (ordine, sindacato). Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. E’ dal 1994 che aspetto l'”Ulivo“. Nel 2008 mi sono deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. E sono diventato nonno.

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