Primarie, pro e contro

Diversamente dal mio amico  Massimo, che leggerete nell’articolo che segue, io non andrò a votare alle primarie. Perché penso che chi sottoscriverà, come prevede il regolamento*, l’impegno a sostenere il PD alle prossime elezioni  debba farlo per convinzione e in buona fede, mentre io davvero non potrei. Oltretutto non sono affatto certo che anche col nostro voto Zingaretti vincerebbe le primarie né tantomeno che Matteo Renzi e Giachetti libererebbero il “partito aperto” del governatore (aperto a chi?) della loro ingombrante presenza per fondare un altro partito centrista. Dico “un altro” perché oggi come oggi il PD centrista lo è già, probabilmente anche fra gli iscritti. E niente fa pensare che non voglia continuare ad esserlo, soprattutto se Martina e Giachetti, con Calenda compare d’anello, riuscirssero a mettere insieme la maggioranza in assemblea, dove è facile che il senatore, disponendo già della maggioranza nel gruppo parlamentare, continuerebbe a far sentire il suo peso. In quel caso, una forte partecipazione alle primarie non giocherebbe certo, credimi Massimo, a favore della Sinistra. La quale, a mio avviso, se intende davvero recuperare i consensi ceduti ai Cinque Stelle, dovrebbe avere come priorità quella di darsi un’identità la più chiara possibile. E un orizzonte politico comune. Tanto più se si escludono, come fa Marnetto, “miracoli immediati” (nandocan).

*articolo 10 comma 1:”Possono partecipare al voto per l’elezione del Segretario e dell’Assemblea nazionale tutte le elettrici e gli elettori che, al momento del voto, rientrano nei requisiti di cui all’art. 2, comma 3 dello Statuto del PD, ovvero le elettrici e gli elettori che “dichiarino di riconoscersi nella proposta politica del Partito Democratico, di sostenerlo alle elezioni, e accettino di essere registrate nell’Albo pubblico delle elettrici e degli elettori”.

***di Massimo Marnetto, 1 marzo 2019 –

Giachetti: “Voglio scassare il PD per vendicare Renzi”.
Martina: “Non voglio conflitti nel partito, perché mi basta quello che siamo”.
Zingaretti: “Certo che farò l’alleanza con i 5 Stelle, ma mica sono così scemo da dirlo ora”.

Se i tre candidati alle primarie PD fossero ipnotizzati, direbbero questo. Invece sono giorni di tattica, nella speranza di conquistare un partito dove non è mai riuscito l’innesto tra Margherita e DS, Colpa di una vaghezza unitaria che ha sempre cercato di rimuovere le differenze di fondo dei due soggetti, mentre il tempo le ha acuite.

Andrò a votare alle primarie e sceglierò Zingaretti. Perché penso che sia il più capace di progettare un PD aperto, senza il quale tutta la Sinistra rimarrebbe minoritaria. Ma non mi aspetto miracoli immediati, perché Renzi ha rottamato Berlinguer. E l’anastilosi di quei valori richiederà tempo.

Pubblicato da nandocan

Mi chiamo Fer nando Can cedda. Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. Il babbo, funzionario statale, voleva fare di me un magistrato ma io ero aspirante giornalista già dal liceo: scrivevo, ciclostilavo e distribuivo il giornalino scolastico. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani,. Io avevo già lasciato l’Azione Cattolica per il “Cenacolo” di Padre Ernesto Balducci. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio padre Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7″, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, soprattutto su Internet, ma a titolo gratuito e volontario e lo stesso vale per il servizio che ho sempre reso ai colleghi negli organismi della categoria (ordine, sindacato). Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. E’ dal 1994 che aspetto l'”Ulivo“. Nel 2008 mi sono deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. E sono diventato nonno.

One thought on “Primarie, pro e contro

  1. In Italia non siamo (in questo caso specifico) come gli Usa . Li vogliamo solo scimmiottare !
    Quasi sempre dopo le primarie (miliardarie ), i “primaristi” Usa sono più amici di prima .
    Se non addirittura “collaboratori fedeli” nello stesso governo: v. Obama e la Clinton per es.
    Da noi invece rischiamo, con queste primarie pilatesche , di mettere da parte le responsabilità della classe dirigente e degli associati sui programmi, sulla linea politica, sulla scelta e selezione di competenze e profili etici, rischiamo dicevo, che i “primaristi” rimangano più nemici di prima, con un rancore nascosto,
    spesso palese, che si trascinerà nel tempo e che farà male al Partito, se crediamo ancora al Partito e non puntiamo tutte le carte sui finalisti senza Partito .
    Temo che le primarie servano proprio a questo: ad ammazzare definitivamente il partito politico assieme alla sua dirigenza ,agli associati e fedeli
    Come sai, io non credo alle primarie ” problem solving”.
    E ho moltissimi dubbi sulla loro valenza democratica e partecipativa che serva a rilanciare un partito.
    Anzi temo che più primarie ci sono , tanto più il partito assieme alla sua classe dirigente si ritirano e diventano inutili.
    Ma detto tutto ciò, andrò domenica a votare !”

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