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L’Europa di Greta (video 05:51)

Roma, 24 febbraio 20129 – Come sarà l’Europa di Greta Thunberg, l’ambientalista sedicenne svedese nota ormai in tutto il mondo per gli scioperi di protesta contro l’indifferenza dei governi di fronte al cambiamento climatico? Cominciò da sola a disertare ogni venerdì la scuola per andare a mettersi davanti al Parlamento svedese col suo cartello e oggi i fridays for future, i venerdì per il futuro mobilitano decine di migliaia di giovani in vari paesi europei tra cui anche l’Italia.

Non sono soli, un’onda verde che parte dalle associazioni, dai movimenti civici e dalle municipalità sta diventando “un movimento globale che chiede risposte concrete ai problemi quotidiani e progetti duraturi per un futuro sostenibile”. Così è scritto nell’appello che, alla vigilia della Marcia globale prevista il 15 marzo in quaranta paesi del mondo, è stato presentato ieri al Teatro Quirino di Roma dai Verdi italiani e dai civici di “Italia in comune”. Un appello che non riguarda soltanto l’ambiente e si inserisce nel pieno del dibattito politico e programmatico che precede le elezioni europee del maggio prossimo.

“Il benessere delle persone – è scritto nell’invito a far crescere “un’onda verde e civica” soprattutto nella società civile – è molto più di un dato economico. Riguarda l’esperienza quotidiana di tutti noi: la qualità del lavoro, delle relazioni, della salute, della giustizia sociale e di genere, dell’ambiente in cui viviamo, il riconoscimento del nostro talento. Riguarda le politiche di integrazione e di tutela dei più deboli, la libertà di circolazione, l’inclusione del talento delle donne, la flessibilità e l’eticità del sistema economico e la tutela della democrazia in  un mondo che cambia più rapidamente della normale capacità di adattamento delle persone”.

Temi che toccano in primo luogo la sensibilità del popolo di sinistra, compresa quella parte dell’elettorato che si trova oggi costretta a prendere atto del tradimento di queste aspettative da parte dei Cinquestelle. Ed è in questa chiave che si propongono, nei miei cinque minuti di video, accanto alle immagini della protesta di Greta, gli interventi alla manifestazione romana di Annalisa Corrado (Possibile), Angelo Bonelli (Federazione dei Verdi), Alessio Pascucci e Federico Pizzarotti, sindaci rispettivamente di Cerveteri e Parma (Italia in Comune).

Pubblicato da nandocan

Mi chiamo Fer nando Can cedda. Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. Il babbo, funzionario statale, voleva fare di me un magistrato ma io ero aspirante giornalista già dal liceo: scrivevo, ciclostilavo e distribuivo il giornalino scolastico. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani,. Io avevo già lasciato l’Azione Cattolica per il “Cenacolo” di Padre Ernesto Balducci. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio padre Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7″, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, soprattutto su Internet, ma a titolo gratuito e volontario e lo stesso vale per il servizio che ho sempre reso ai colleghi negli organismi della categoria (ordine, sindacato). Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. E’ dal 1994 che aspetto l'”Ulivo“. Nel 2008 mi sono deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. E sono diventato nonno.

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