Netanyahu e l’antisemitismo perdonabile

Non sorprende che il cinismo politico di Netanyahu si sposi facilmente con quello della destra antisemita di Orban e Salvini. Lascia perplessi invece che la gran parte della diaspora europea, se si esclude quella ristretta fascia di intellettuali che dentro e fuori Israele onora la cultura ebraica nel mondo, abbia ancora difficoltà a prendere le distanze da un governo illiberale e corrotto come quello israeliano che non esita oggi ad accompagnarsi con i peggiori nemici della sua storia e dei suoi valori (nandocan)
***di Ennio Remondino, 18 febbraio 2019 – «Il Gruppo Visegrad (V4) si allarga e di fatto accoglie Israele. Per ora solo come paese alleato, ma si può dire che è nato il V4 Plus». Lo anticipa Nena News, Michele Giorgio. Sovranisti e ultra nazionalisti di tutto il mondo uniti. Quasi tutti. «Così oggi Benyamin Netanyahu accoglie a braccia aperte il leader ceco Andrej Babis, lo slovacco Peter Pellegrini, l’ungherese Viktor Orban e il polacco Mateusz Morawiecki a Gerusalemme per un summit sul ruolo attuale e quello futuro dell’Europa, in chiave ovviamente molto critica». V4 a Gerusalemme, altro successo diplomatico – dal suo punto di vista politico – nella campagna elettorale per le legislative del 9 aprile. Successo vantato che la sua destra Likud aggiunge agli abbracci delle monarchie arabe sunnite del Golfo di qualche giorno fa a Varsavia. Olocausto e ‘peccatucci’ anti ebraici relegati ormai a parte della storia, sembrerebbe il nuovo corso israeliano modello Netanyahu, con un obiettivo strategico centrale di condivisione americana, colpire l’Iran, e poi la questione palestinese acqua passata.

Benyamin e Viktor (Orban), amici collaudati
Netanyahu amico personale con Viktor Orban, e «stretto alleato» dello Stato ebraico. Lo ha ripetuto a chi gli faceva notare l’antisemitismo strisciante del premier ungherese. Netanyahu ad ebraismo elastico, dopo aver trasformato Israele in uno stato confessionale, ha recentemente scelto di ignorare il tentativo di Orban di riabilitare Miklos Horthy, il leader ungherese durante la seconda guerra mondiale responsabile della deportazione di centinaia di migliaia di ebrei. Deportazione e sterminio, tanto per non minimizzare.
Torniamo a Michele Giorgio. «In più occasioni Netanyahu ha fatto capire che per lui è importante solo l’appoggio che Israele può ottenere dai governi stranieri. E pertanto non tiene conto del loro colore e delle loro politiche, anche quando sono repressive e antidemocratiche. Il brasiliano di estrema destra Bolsonaro e Orban gli vanno benissimo. Così come l’italiano Matteo Salvini, accolto con grandi onori lo scorso dicembre in Israele, perché esalta l’identità etnica, il rifiuto dei migranti, dei musulmani, del diverso. Ideologicamente affini».

Contro la politica Ue in Medio Oriente
L’interesse di Israele soprattutto se i rapporti con questi ‘leader contro’, possono intaccare alcune delle politiche dell’Ue in Medio Oriente. Ovviamente a incasso nazionalistico della destra israeliana attuale. A cominciare dal pur blando sostegno all’indipendenza palestinese – ormai una sorta di giaculatoria da ripetere nei riti della liturgia politica – per finire col contestatissimo appoggio europeo all’accordo sul programma nucleare iraniano dal quale l’Amministrazione Trump è uscita a maggio con nuove sanzioni contro Tehran.
A Gerusalemme anche il polacco Mateusz Morawiecki che aveva minacciato di rimanere a Varsavia dopo le dichiarazioni di Netanyahu sulla partecipazione attiva dei polacchi all’Olocausto. Ma nelle ultime ore la crisi si è stemperata. Meno Auschwitz e più real-politik. La nuova querelle fra Israele e Polonia riprende quella del 2018, dopo l’approvazione da parte del parlamento di Varsavia della legge che imponeva sanzioni o la reclusione fino a tre anni per l’attribuzione alla nazione o allo Stato polacco di responsabilità nei crimini nazisti.

Vertice sovranista e diaspora europea
Giorgio Gomel, di Jewish Call Italia, oltre agli interessi politici immediati già detti, denuncia «una affinità elettiva sul piano ideologico fra il Likud di Netanyahu e alcuni di questi partiti che esaltano l’identità etnica, il rifiuto degli immigrati, l’intolleranza del diverso. Un’Europa attraversata da nazionalismi e dominata da Le Pen, Orban e Salvini non sarebbe certamente benefica per Israele. Gli storici del Museo della Shoah hanno condannato i tentativi di esonerare il regime fascista di Horthy dalle colpe nello sterminio degli ebrei ungheresi».
«Gli uomini di Orban, i dirigenti polacchi e la destra israeliana sono fatti della medesima pasta -denuncia Zeev Sternhell, autorevole storico israeliani – Sono attivamente impegnati a liquidare l’ordinamento liberale. Lottano contro i diritti umani e la separazione delle istituzioni, puntano a un regime dove tribunali, mass media, istituzioni culturali, mondo accademico e società civile siano sottoposti tutti al potere. Tre quarti di secolo dalla guerra mondiale, personalità della Destra nazionalista, odiatori dell’illuminismo indicati come i nostri fratelli».

 

Pubblicato da nandocan

Mi chiamo Fer nando Can cedda. Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. Il babbo, funzionario statale, voleva fare di me un magistrato ma io ero aspirante giornalista già dal liceo: scrivevo, ciclostilavo e distribuivo il giornalino scolastico. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani,. Io avevo già lasciato l’Azione Cattolica per il “Cenacolo” di Padre Ernesto Balducci. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio padre Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7″, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, soprattutto su Internet, ma a titolo gratuito e volontario e lo stesso vale per il servizio che ho sempre reso ai colleghi negli organismi della categoria (ordine, sindacato). Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. E’ dal 1994 che aspetto l'”Ulivo“. Nel 2008 mi sono deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. E sono diventato nonno.

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