La Nato che militarizza i Balcani, Ue ruota di scorta, Putin in Serbia

***di Ennio Remondino, 19 gennaio 2019* –

Quelli che in Europa con lo ‘sconto’ Nato

La Nato come ormai consuetudine e vizio, sempre prima della Unione Europea. Forzatura pessima a rischio mortale per noi, già avvenuta con l’arruolamento Nato sul fronte dell’ex patto di Varsavia che ha concesso ‘sconti’ di ammissione all’Unione europea a Paesi a cui mancano numerosi requisiti base. E adesso si vede! Anzi, si paga, con loro, gli ‘Europeisti-Nato’, alla testa di vari movimenti nazional popular sovranisti contro l’Europa che li aveva promossi benché asini. Vogliono cambiare l’Unione, forse ad asimetria diffusa? Ma non è questa l’eventuale polemica che oggi ci interessa. Nella parte da sempre più lacerata e critica del continente, i Balcani, stanno accadendo fatti di rilevanza strategica assoluta, ma nessun governo o coalizione politica di anziane democrazie sembra volersene accorgere. O ignoranti e incapaci, o pazzi.

Gli arruolamenti Nato, prossima la Macedonia

I Balcani verso una omogeneizzazione militare visto che quella politica te la sogni. Imminente passaggio l’arruolamento della Macedonia a completare lo schieramento sud e ad integrazione della base privata Usa che è di fatto il Kosovo. Dopo il completamento dell’asse Adriatico, col microscopico ma strategico Montenegro a fare da ponte tra Albania e Croazia, resta qualche ‘fastidio atlantico’ in Bosnia con quella ‘Srpska Republica’ di Banja Luka, in rottura eterna con Sarajevo. Poi ovviamente la Serbia. La Serbia di Milosevic se vuoi diffamare gratis. La Serbia che ha liberato da sola gran parte della Jugoslavia dai nazisti, se vuoi onorare la storia. E Belgrado che – sfugge alla memoria dei più – conserva in se, la cultura di ex capitale di una grande scommessa politica internazionale: la Jugoslavia socialista di allora che litigava con Mosca, e Paese leader nell’altra splendida utopistica scommessa dei ‘Paesi Non allineati’.

Il bagno di folla di Putin giovedì sera a Belgrado

Alla manifestazione in onore di Vladimir Putin che ha riempito le vie del centro della capitale serba, lungo la Knez Mihailova, secondo stime ufficiali ma anche stampa indipendente avrebbero partecipato almeno 120mila persone. L’opposizione accusa il governo di aver pagato 13 euro per ogni dimostrante, ma se fosse vero sarebbero troppi soldi. E non erano tutti orfani di Milosevic giovedì in piazza. Spiccava l’evidente carattere popolare della manifestazione, non per 13 euro ma a dimostrazione del legame plurisecolare tra i due paesi slavi. «Non vi lasceremo soli» ha gridato furbamente il presidente russo alla folla. Non vi lasceremo soli rispetto alle burocrazie euro-bruxelliane sul fronte economico e alle prepotenze americano kosovare sul fronte sicurezza, a partire da quell’esercito kosovaro che tutti, Onu garante, giuravano che mai sarebbe stato autorizzato. Ora i giuda lasciano silentemente fare, in attesa di poter dire che la futura ammissione kosovaro albanese nella Nato sarà soltanto per favorire la pace con gli ex nemici serbi.

Risoluzione 1244 Onu e le bombe del 1999

«La Russia condivide le preoccupazioni della leadership serba e dei suoi cittadini secondo cui le azioni irresponsabili della leadership del Kosovo possono portare a una nuova destabilizzazione nei Balcani», dice Putin che incassa appalusi e assieme manda messaggi alle cancellerie occidentali: sempre il sostegno diplomatico e militare della Russia al «fratello slavo». Non solo fratellanza slava ma anche affari, una serie di contratti militari multimiliardari con la Russia per garantire la sua sicurezza nella regione. La Nato ovviamente non gradisce. Ovviamente, la nuova dirigenza serba, ribadisce la sua neutralità militare, mentre un ministro ricorda al mondo che il contingente Kfor a targa Nato dovrebbe rimanere l’unica forza armata nella autoproclamata repubblica kosovara. Nato-Usa col naso da Pinocchio e coda di paglia, e prossima ritorsione Ue come gioco di sponda: ‘o noi o Mosca’, la domanda serba di ammissione all’Ue alternativa alla partnership con Mosca. Putin ha preferito la concretezza dei soldi, contratti per 230 milioni di euro E l’ipotesi di allungare il gasdotto ‘Turkish stream’ fino a Belgrado per il totale fabbisogno del paese. E la firma di un accordo di libero scambio con l’Unione eurasiatica, la piccola Ue dell’est.

*da Remocontro, il grassetto è di nandocan

Pubblicato da nandocan

Mi chiamo Fer nando Can cedda. Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. Il babbo, funzionario statale, voleva fare di me un magistrato ma io ero aspirante giornalista già dal liceo: scrivevo, ciclostilavo e distribuivo il giornalino scolastico. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani,. Io avevo già lasciato l’Azione Cattolica per il “Cenacolo” di Padre Ernesto Balducci. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio padre Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7″, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, soprattutto su Internet, ma a titolo gratuito e volontario e lo stesso vale per il servizio che ho sempre reso ai colleghi negli organismi della categoria (ordine, sindacato). Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. E’ dal 1994 che aspetto l'”Ulivo“. Nel 2008 mi sono deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. E sono diventato nonno.

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