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Articolo 21: la festa (video 06:22)

Roma, 17 dicembre 2018 – Giovedì scorso, 13 dicembre, l’associazione “Articolo 21.liberidi” ha festeggiato la fine di un anno di intensa attività premiando con una targa chi si è distinto nella difesa della libertà di espressione subendo anche minacce e intimidazioni. Ma la premiazione ha avuto inizio con gli alunni di una scuola, il Liceo Massimiliano Ramadù di Cisterna di Latina, per l’eccellente partecipazione al Concorso “Rileggiamo l’Articolo 21 della Costituzione” realizzato da Articolo21, Miur e Associazione Italiana Costituzionalisti. Molti i giornalisti premiati. E le giornaliste naturalmente. Corinne Vella, sorella di Daphne Caruana Galizia per l’impegno a tenere accesa la memoria della sorella Daphne Caruana Galizia. Floriana Bulfon (che ha ricevuto il Premio Paolo Giuntella per la libertà di informazione), giornalista freelance autrice di inchieste sulla criminalità organizzata più volte minacciata per il suo lavoro. E’ alla sua testimonianza che è dedicato soprattutto questo video. Giorgia Rombolà, giornalista di Rainews24 insultata sui social per aver cercato di fermare l’aggressione ai danni di una donna nella metropolitana di Roma.
Deniz Yucel, giornalista turco/tedesco che ha trascorso 11 mesi in carcere da innocente, Paolo Berizzi, giornalista di Repubblica finito nel mirino di formazioni di estrema destra per le sue inchieste, Alessio Cremonini, regista di “Sulla mia pelle”, il film sulla morte di Stefano Cucchi, Marco Sabatini Scalmati, il giornalista che ha scritto a Beppe Grillo per ricordare il rispetto dovuto alle persone autistiche e in particolare ai bambini, Lucio Luca, autore del libro “L’altro giorno ho fatto quarant’anni”, intensa storia tra precarietà giornalistica e minacce. Un musicista, Nicola Alesini ha accompagnato al sassofono la manifestazione commentando all’inizio le immagini tragiche della strage di piazza Fontana a mezzo secolo da quel terribile 12 dicembre del 1969.

Pubblicato da nandocan

Mi chiamo Fer nando Can cedda. Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. Il babbo, funzionario statale, voleva fare di me un magistrato ma io ero aspirante giornalista già dal liceo: scrivevo, ciclostilavo e distribuivo il giornalino scolastico. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani,. Io avevo già lasciato l’Azione Cattolica per il “Cenacolo” di Padre Ernesto Balducci. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio padre Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7″, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, soprattutto su Internet, ma a titolo gratuito e volontario e lo stesso vale per il servizio che ho sempre reso ai colleghi negli organismi della categoria (ordine, sindacato). Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. E’ dal 1994 che aspetto l'”Ulivo“. Nel 2008 mi sono deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. E sono diventato nonno.

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