Vivere a Roma. Meno 18 in classifica

Da un’indagine sulla qualità della vita nelle 110 province italiane realizzata da Italia Oggi con l’università La Sapienza di Roma (nandocan)

***di Massimo Marnetto, 19 novembre 2018 – Meno 18 posizioni per Roma, nella classifica della qualità della vita.
Colpa della sindaca Raggi? Sicuramente, ma non solo sua. Infatti, quello che si fa fatica ad ammettere nella mia città – a cui sono morbosamente attaccato – è che il suo degrado dipende in gran parte dai suoi abitanti. Che – per esempio – hanno disertato il referendum sul trasporto pubblico, ma non si sono persi un dettaglio dell’affare “nuovo stadio”, come se fosse la priorità per la Città. Oppure persone colte, che fanno al differenziata quando si ricordano e si mettono l’anima in pace con la balla del “tanto poi mischiano tutto”. La signora col suv che getta la carta dal finestrino. E l’azzimato uomo, che non raccoglie la cacca del suo cane, intento a leggere il suo smartphone.

Non parlo delle gravi trasgressioni – come l’abbandono in strada di materassi, divani e altre macerie domestiche – ma dei tanti comportamenti considerati veniali, che invece avvelenano e imbruttiscono Roma. Certo poi ci sono i cittadini che reagiscono, puliscono, curano. Ma sono ancora una minoranza, anche se in promettente crescita.
Meno 18 posizioni, in un anno, sono tante. Troppe. Lo spread civico con altre città aumenta drammaticamente. Come cittadini, facciamoci in esame di coscienza.

Pubblicato da nandocan

Mi chiamo Fer nando Can cedda. Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. Il babbo, funzionario statale, voleva fare di me un magistrato ma io ero aspirante giornalista già dal liceo: scrivevo, ciclostilavo e distribuivo il giornalino scolastico. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani,. Io avevo già lasciato l’Azione Cattolica per il “Cenacolo” di Padre Ernesto Balducci. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio padre Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7″, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, soprattutto su Internet, ma a titolo gratuito e volontario e lo stesso vale per il servizio che ho sempre reso ai colleghi negli organismi della categoria (ordine, sindacato). Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. E’ dal 1994 che aspetto l'”Ulivo“. Nel 2008 mi sono deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. E sono diventato nonno.

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